Cosenza – “Il ruolo della Chiesa, del Pastore e dei fedeli insieme, è quello di vivere il Vangelo e di accogliere anche chi può sembrare un diverso, ma noi con gli occhi della fede scopriamo che è un fratello e un fratello non si può lasciare solo, perciò facciamo di tutto perché non si senta solo”. Lo afferma mons. Francesco Montenegro, presidente della Fondazione Migrantes, in una intervista rilasciata al settimanale “Parola di Vita”. Ricordando la tragedia di Lampedusa, con 300 morti il 3 ottobre 2013, il presule ha detto: “mi sono sentito frastornato e impaurito sul molo dell’isola, davanti ai sacconi blu che contenevano le salme e davanti a quell’immensa folla di bare. Sono stato su un canotto per tre ore, li vedevo tirare dal mare e là mi sono sentito perduto. Mi chiedevo: dov’è Dio? Forse dorme? Molti di quei cadaveri sono stati trovati con in bocca una croce o una medaglietta. Hanno anticipato così l’incontro con Dio. Qualcuno è stato trovato nella stiva a mani giunte: è morto pregando. Due di loro sono stati visti, prima di andare a fondo, abbracciarsi per morire insieme. Gli immigrati sono diventati i nuovi bersagli del nostro egoismo: ‘Perché vengono qui? – sentivo ripetermi – ma non c’è posto e lavoro per noi, figurarsi per loro”.



