Bruxelles – “Prima avevamo Mare Nostrum, oggi dovremmo parlare di Europa Nostra”. Il primo vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmermans, braccio destro del presidente Jean- Claude Juncker, ha sintetizzato così il senso di urgenza accentuata dall’ennesimo dramma in mare. Tragedia che ha spinto la Commissione ad accelerare i preparativi per l’Agenda europea sulla Migrazione, una delle dieci priorità di Juncker, oggetto ieri di una lunga discussione alla riunione del collegio dei commissari. “Questi eventi hanno aumentato il senso di emergenza – ha detto Timmermans – e abbiamo deciso di accelerare il processo”. Il testo dell’agenda, in effetti, era atteso solo per luglio, invece sarà pronto già a maggio. “C’è una piena consapevolezza – aveva commentato poco prima l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini – a livello di tutte le istituzioni Ue del fatto che, su questa questione, si misura la credibilità nel nostro essere uniti come europei”. “La discussione di oggi (ieri, ndr) – ha aggiunto il commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos – è stata offuscata dagli eventi vicino alla costa libica, che ci ricordano ancora una volta che le sfide dell’immigrazione non spariranno da sole e che ora, più di sempre, abbiamo bisogno di una strategia onnicomprensiva e a lungo termine”. Un’accelerazione che corrisponde anche alle attese dell’Italia, “la comunità internazionale – avvertiva ieri il ministro dell’Interno, Angelino Alfano – abbia chiaro che l’immigrazione non è una problema che riguarda un solo Paese, ma tutti”. La decisione della Commissione europea, ha detto anche il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, “è una buona notizia, ma occorre passare dalle parole ai fatti”. Le tragedie in mare “dimostrano la necessità di un intervento coordinato che non lasci più sola l’Italia”. Messaggio che, si spera, sta finalmente arrivando in Europa. “Sta cambiando l’atteggiamento generale – ha detto Timmermans –. Non si può più dire ‘se ne occupino gli Stati più vicini’. Quando parliamo di solidarietà, vogliamo dire che ormai la situazione riguarda tutti”. “Non c’è alternativa a una soluzione europea”, ha fatto eco Avramopoulos. La strategia è fondata su quattro punti. Primo, migliorare il sistema di asilo europeo, con rotte legali e sicure per i profughi bisognosi di tutela e una migliore ripartizione su tutto il territorio europeo. Secondo, una migliore protezione delle frontiere esterne Ue, rafforzando i mezzi a disposizione di Frontex (l’agenzia delle frontiere), che però implica più fondi dagli Stati membri. Inoltre, avverte Avramopoulos, “l’agenzia non è un corpo di guardie di frontiere, se ne vogliamo uno dovremo crearlo”: il controllo delle frontiere esterne resta affidato agli Stati membri. Così come la missione Triton “non è stata concepita per sollevare l’Italia dalle sue responsabilità”, anche se, ha avvertito, “salvare vite umane è compito dell’Ue e degli Stati, non abbiamo alternative”. Il terzo punto è un’azione “più aggressiva” contro i trafficanti di uomini. E qui conterà molto anche la cooperazione con i Paesi di origine e di transito, indispensabile per arginare i flussi prima che arrivino sulle sponde del Mediterraneo. Paesi, purtroppo, in alcuni casi governati da dittature. “Visto che abbiamo deciso di combattere il traffico di esseri umani – ha ammesso Avramopoulos – non possiamo ignorare che in alcuni di quei Paesi ci sono le radici stesse del problema. Dobbiamo parlarci e metterli davanti alle loro responsabilità, ma questo non significa dare loro una legittimità democratica o politica”. Il quarto aspetto riguarda infine, ha sottolineato Timmermans, “la necessità di migliorare le possibilità legali di migrazione”, vista anche “l’evoluzione demografica dell’Ue”. Non una rivoluzione, certo, Timmermans ha anzi sottolineato che si tratta soprattutto di “far sì che siano usati al meglio gli strumenti esistenti”, e Avramopoulos ha esortato al realismo. Soprattutto, ha ricordato Mogherini, la risposta “che deve dare l’Europa è quella del lungo termine. Bisogna risolvere la crisi in Siria e affrontare la situazione nell’Africa del Nord. Occorre costruire un’autorità statale in Libia che abbia il controllo del territorio e delle frontiere, di terra e in mare”. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)



