Milano: negli oratori si formano i nuovi cittadini

Milano – Gli oratori lombardi costituiscono la metà di quelli presenti in Italia, sono aperti quasi tutti i giorni e anche alla sera, rappresentano il luogo di aggregazione più frequentato dai ragazzi, dopo i centri sportivi. Lì si stanno formando i nuovi cittadini di Milano, lì più di un ragazzo su dieci fra i 13 e i 18 anni decide di fare volontariato.

Gli oratori lombardi sono 2.307, 937 solo tra Milano e provincia, una realtà capillare descritta in una voluminosa ricerca svolta da Istituto Ipsos per conto di Odielle (Oratori diocesi lombarde), i cui risultati sono stati presentati ieri alla presenza dell’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola e del vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, delegato della Conferenza episcopale lombarda per la pastorale giovanile e gli oratori. Presenti, tra gli altri, il presidente di Odielle, don Samuele Marelli e la sociologa Rita Bichi, co-curatrice del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, che ha parlato della partecipazione civile dei giovani lombardi.

A fronte di una società sempre più plurale, gli oratori milanesi vivono una “nuova giovinezza”: «Nella sfida educativa – ha ricordato Davide Sironi, dirigente dell’assessorato regionale alla Famiglia, che ha portato un saluto istituzionale – il ruolo degli oratori è centrale» come riconosciuto dalla legge regionale 22 del 2001. Se in media in Lombardia ogni oratorio viene frequentato da 180 tra bambini e ragazzi, a Milano e provincia si arriva a quota 212. Tra loro l’11% è straniero, un terzo di religione islamica, gli altri sono cristiani cattolici e cristiani ortodossi. Da qui deriva la necessità di una proposta che sia coinvolgente e «aperta a tutti a 360 gradi» ha sottolineato l’arcivescovo di Milano. «Io sono convinto – ha riflettuto il cardinale Scola – che una grossa parte della integrazione, per esempio dei musulmani di seconda generazione, si stia facendo nei nostri oratori».

Secondo il cardinale, la vita e l’organizzazione delle attività in oratorio tra ragazzi di fede diversa «è molto più semplice di quello che si pensi» poiché «c’è molta sensibilità e attenzione nei nostri educatori a favorire quello che deve essere un dialogo interreligioso, che lì sta generando il nuovo cittadino di Milano». Gli oratori rappresentano dunque un luogo di accoglienza e di integrazione, oltre che «uno dei doni più grandi che la Chiesa ha fatto al nostro Paese» ha proseguito il cardinale Scola, ricordandone il ruolo comunitario ed educativo, quale «un luogo di passioni e di significato e quindi di direzione e di cammino». (Ilaria Solaini)