“Una messa dei Popoli” ad Agrigento

Agrigento – Se è vero, come è vero, che è nel rapporto con l’altro che veniamo rivelati a noi stessi, allora è proprio l’altro, quello che chiamiamo “straniero”, che rivela la Chiesa a se stessa, rendendole manifesto il suo volto universale. Nata dal miracolo di Pentecoste, in cui rappresentanti dei popoli allora conosciuti, si riunirono attorno agli Apostoli ed udirono nelle loro lingue l’unico messaggio di salvezza, la Chiesa porta inciso nel suo dna la natura cattolica, cioè universale: una universalità non da confondersi con un cosmopolitismo generico o astratto, bensì come unità in cui la varietà dei popoli, delle differenze volute da Dio vengono riconosciute e possono esprimersi nella loro originalità. Un momento di Chiesa cattolica/universale è stato vissuto nella Chiesa San Domenico, ad Agrigento. Nel quadro della novena in preparazione alla festa patronale di S. Giuseppe, il parroco don Saverio Pititteri ha voluto una “Messa dei popoli”, in cui parrocchiani di altra nazionalità, lingua e cultura potessero esprimere partecipazione alla celebrazione attraverso preghiere e canti nelle loro lingue d’origine. La celebrazione è stata preceduta da un’intensa preparazione, che ha impegnato persone della parrocchia (italiani e di altre nazionalità) e non solo, nell’organizzazione e in primo luogo nell’accoglienza e stima reciproca. La messa ha previsto letture in lingua tigrinya (Eritrea), inglese (Nigeria) e francese (Isole Mauritius), le preghiere dei fedeli in albanese, tagalog, spagnolo, creolo, italiano. Il gruppo mauriziano ha presentato in creolo un canto all’offertorio, mentre la comunità filippina ha accompagnato la comunione con due canti in tagalog ed in ilocalo, rispettivamente lingua nazionale e lingua locale della zona di provenienza.

All’offertorio, insieme al calice e alla patena, sono stati presentati alcuni segni: un pallone con l’immagine del mondo, segno della comune appartenenza alla famiglia umana: quel mondo che “Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv 3,16) come diceva il Vangelo del giorno; una grande pane, segno di unità e condivisione e, infine, una pianticella di ulivo, segno della pace che tutti siamo invitati a costruire nel quotidiano attraverso gesti di ascolto e di accoglienza. Apriva la piccola processione un gruppo di bambini, in cui spiccava la diversità dei colori, rappresentanti di un futuro che è già presente. La celebrazione è stata un momento intenso di preghiera, nella consapevolezza di essere tutti figli di un unico Padre, il quale si compiace della varietà che Lui stesso ha creato. Nella chiesa gremita, non sono state poche le persone che al termine della messa hanno espresso stupore e gratitudine. “Mi sono accorta di non conoscere le persone di altri paesi che vivono tra noi”, commentava una signora. “Li vediamo sempre con i nostri occhi e non ci accorgiamo di quello che hanno alle spalle”. Diversi giovani presenti erano visibilmente contenti di trovare rappresentata in chiesa quella varietà che si vive nelle vie cittadine e che si vorrebbe conoscere e incontrare di più. Ci siamo lasciati dunque con l’augurio che la reciproca conoscenza della comunità agrigentina con i cittadini di altra origine possa proseguire. (Mariella Guidotti)