Rom e sinti: una Via Crucis a Roma al campo dell’ex Casilino 900

Roma – “Quante ne ha viste questo piazzale!”. È ciò che hanno pensato tutti quelli che conoscono la vicenda dell’ex-Casilino 900 e che ieri hanno partecipato alla Via Crucis con i bambini e le famiglie Rom, proprio in quegli spazi dove per quarant’anni c’è stato uno dei campi nomadi più grandi e più discussi d’Europa.

Camminare, semplicemente camminare. Farlo con una convinzione in testa, o meglio sulla testa: siamo “figli di uno stesso Padre”,  così c’è scritto in alto, sul piazzale. Camminare dietro una croce, semplicemente ma consapevoli che essa riassume i travagli e le angosce di ogni famiglia che cerca di dare un senso al vivere in condizioni spesso disagiate. Per cercare di dire: il Gesù inchiodato su questa croce ha dato la vita per te, perché tu mai possa sentirti solo, ma sappia di essere figlio.

Le brevi riflessioni condotte da Mons. Paolo Lojudice (nominato recentemente da Papa Francesco vescovo ausiliare di Roma) i bambini che seguivano con una strana calma, i ragazzi più grandi che si passavano la croce di stazione in stazione, al seguito le famiglie che da qualche mese stanno abitando quei luoghi dell’ex-Casilino ormai deserto, curando la manutenzione e cercando di dare prova di civiltà, insieme all’associazione “Nova vita” che sta allestendo nuovi spazi di solidarietà e di dialogo proprio negli ambienti finora degradati dell’ex benzinaio antistante il campo… insomma un cantiere di integrazione in cui una via crucis ci stava proprio bene per ricordare a tutti  che solo la gratuità del dono è la chiave per ogni fraternità autentica, che solo un’attenzione disinteressata i bisogni e alle potenzialità dell’altro potrà indicargli una strada sempre nuova.

Alla celebrazione anche il direttore Migrantes di Roma, Mons. Pierpaolo Felicolo. (Michele Ferretti)