Palermo – “Ogni volta che neghiamo il diritto ai poveri lavoratori, stiamo dando a Gesù un drink a base di aceto e diventiamo come uno dei soldati che crudelmente gli toglie il mantello”. Risuona la voce del ghanese Ernest Asiedu Manu, mentre sul prato in riva al mare del Foro italico di Palermo, commenta il passo del Vangelo in cui Gesù viene spogliato delle vesti. È la decima stazione della Via Crucis dei migranti, che a Palermo ha coinvolto un nutrito gruppo di stranieri di fede cattolica, dando vita a un suggestivo momento di preghiera e riflessione all’aperto.
Ci sono gli aquiloni colorati che volteggiano nel cielo azzurro di primavera, i ragazzi che tirano calci a un pallone a fare da scenografia alla più “colorata” delle processioni cittadine. Una grande croce di legno, scortata da foglie di palma, attraversa il prato che costeggia il mare, trasportata a turno da uomini, donne e bambini di varia nazionalità, che hanno scelto Palermo come loro casa. Da quella stessa distesa d’acqua sono giunte le speranze di molti migranti che adesso vivono qui. Sono loro i protagonisti delle quindici stazioni che ripercorrono la passione e la morte di Gesù, dall’Istituto Padre Messina al Foro italico alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli in piazza Marina. Pregano e riflettono sulle pesanti croci di oggi ciascuno nella propria lingua d’origine. C’è il dramma dello sfruttamento lavorativo, c’è quello della tratta di esseri umani, c’è la divisione delle famiglie e la sofferenza dei più piccoli.
Ernest Asiedu Manu in lingua twi ricorda che “noi lavoriamo e riceviamo tanti benefici nel posto di lavoro. Ma sottovoce a noi lavoratori viene detto: no a un contratto regolare, no alle ferie e alla tredicesima. Dobbiamo ricordare a tutti che dobbiamo vivere la giustizia sociale”. E Marie Noelle Michel, delle Mauritius, in lingua kreol, ricorda “le vittime della violenza e della tratta, i profughi e i rifugiati politici. Signore, lascia nel nostro cuore la tua immagine perché anche noi abbiamo asciugato il tuo volto nel volto del prossimo”.
La particolare iniziativa è organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi, coordinato da Mario Affronti e padre Sergio Natoli. “Siamo sempre alla ricerca di una possibilità di vita migliore – dice padre Natoli –. Nel cammino di questa Via Crucis abbiamo pregato perché la pace regni tra le persone, i popoli e le nazioni. Abbiamo chiesto alla Vergine di aiutarci a essere operatori di pace. Nel cammino di costruzione della pace siamo impegnati tutti, uomini, donne, organizzazioni e istituzioni nazionali e internazionali. Ciascuno di noi è interpellato a esercitare la propria libertà nel divenire operatore di pace per sconfiggere tutte quelle forme di schiavitù che offuscano e annientano la dignità della persona. Come cristiani provenienti da Paesi e nazioni diverse, insieme con quanti sono nati e vivono da generazioni in questa città, siamo interpellati a far crescere la fraternità”. (Alessandra Turrisi)



