Migranti: oltre 1.700 persone in salvo

Milano – Oltre 1700 persone salvate in tre giorni e un migrante morto nel Canale di Sicilia, mentre da due gommoni in Salento sono sbarcate 72 persone. È il bilancio della nuova ondata di partenze dalla costa nordafricana e dalla sponda greca prevista a metà settimana dal Viminale.

Il bollettino è stato accompagnato anche dall’aggiornamento dell’elenco delle vittime dei viaggi della speranza. Su uno dei barconi soccorsi c’era infatti anche un cadavere.

Le carrette del mare in difficoltà, che avevano lanciato l’Sos tramite telefoni satellitari, si trovavano tutte in un tratto di mare a circa 30 miglia dalle coste libiche. Le richieste di aiuto sono giunte nel primo pomeriggio di venerdì alla Centrale nazionale di soccorso della Guardia Costiera.

Nella zona sono stati subito dirottati diversi mercantili e due navi della Guardia Costiera. Anche la Marina militare ha partecipato alle operazioni di soccorso, raggiungendo uno dei barconi con un pattugliatore. L’unità ha recuperato il cadavere del giovane subsahariano trasferito a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera insieme alle persone tratte in salvo.

I circa mille profughi salvati, in gran parte nuclei familiari con donne e bambini provenienti dall’Eritrea, sono stati portati a Lampedusa, Porto Empedocle e Augusta per essere assistiti. Sbarchi anche in Puglia con 73 migranti, sedicenti curdi e siriani, rintracciati venerdì notte dalla forze di polizia nel sud Salento e portati al centro «don Tonino Bello» di Otranto dopo avere raggiunto la riva a bordo di due gommoni, uno dei quali è riuscito a riprendere il largo prima di essere bloccato dalle motovedette della Finanza. Si tratta di mezzi molto potenti, hanno dichiarato i finanzieri, che spinti al massimo vanno a 40-50 nodi. Questo costituisce la differenza con i grossi barconi che partono dalla Libia che vogliono farsi trovare. Nel caso pugliese, sottolineano i militari, su rotte già battute dai contrabbandieri e dai narcotrafficanti, la provenienza dei natanti spesso è greca perché questa è la penultima tappa dei migranti e i trafficanti usano mezzi molto veloci che coprono il braccio di mare in un’ora e mezza, due al massimo. Scaricare gli immigrati sulla costa e scappare significa conservare il mezzo che viene riutilizzato altre volte. (P.Lambruschi)