Mons. Perego: “guardare a chi è in cammino con occhi diversi”

L’Aquila – La migrazione genera nell’incontro la “consapevolezza di nuovi volti, nuove storie di altri, considerati come ‘stranieri’. E’ ormai una storia quotidiana di incontri con ‘nuovi altri’, nei diversi luoghi di vita. Ma è anche storia di sofferenza e di morte, come ricordano i migliaia di migranti nel cimitero del Mediterraneo, di cui la croce di Lampedusa che sta girando le città d’Italia è testimonianza”. Lo ha detto oggi pomeriggio mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo nella Parrocchia di Pizzzoli (Aq) in occasione dell’arrivo della Croce di Lampedusa.

Dopo aver citato alcuni dati il direttore Migrantes ha invitato a “guardare a chi è in cammino con occhi diversi”. Se nella storia del samaritano c’è la storia cristiana, è “necessario – ha detto –  guardare a chi è straniero, chi è in cammino per la guerra, la fame, un disastro ambientale, la speranza di una vita migliore in termini di relazione, di dialogo, ma anche di debolezza e costruire percorsi di incontro, di prossimità rinnovati, senza mai assolutizzare una sola esperienza storica. E’ quello che ci invita a fare anche Papa Francesco”. La mobilità e l’incontro tra popoli, la ‘diaspora’ di molte persone e famiglie è, per mons. Perego,  “certamente un ‘segno dei tempi’, perché genera l’incontro tra popoli, il confronto, lo scambio culturale, il dialogo religioso. Un confronto, uno scambio, un dialogo e un incontro non solo teorico, ma pratico, costruito su nuove relazioni, su nuove prassi”. In questo senso, la migrazione diventa un “luogo teologico” per un “rinnovato cammino di Chiesa: un ‘fatto’, un ‘avvenimento’ attraverso il quale ripensare l’identità cristiana, con la fantasia di proposte e scelte nuove che orientino il pensiero e l’agire dei cristiani e delle comunità; un ‘fatto’ attraverso il quale si sottolinei non solo la ‘differenza’ tra persone e culture e religioni diverse, ma anche l’uguale dignità umana. Differenza e uguaglianza che, per la fede cristiana, portano a costruire un cammino di ricerca e di dialogo dentro il mistero dell’Unico Salvatore, per una Chiesa, tra l’altro, chiamata ad essere ‘sacramento di salvezza’. Siamo invitati non solo a ‘vedere’ gli altri tra noi, ma a riconoscerli come il luogo della ‘grazia’, della presenza di Dio in mezzo a noi, del regno di Dio che cresce in mezzo a noi”.

“Una società che non riconosca come debba la sua nascita e crescita nell’incontro e non dalla salvaguardia di una chimerica identità pura – ha poi concluso –  cade nell’illusione e muore. Un’identità chiusa è un inferno”.