L’integrazione? Cresce in periferia

Milano – Da scuola ghetto a laboratorio di integrazione. Succede anche questo all’elementare di via Paravia, a Milano, chiusa qualche anno fa dal ministero dell’Istruzione perché frequentata da “troppi” stranieri.

Con il 93% di iscritti figli di immigrati, (per la maggior parte africani, con una forte preponderanza di egiziani) era diventato un caso nazionale. E adesso il preside reggente, Angelo Lucio Rossi, vorrebbe ridiventasse un caso, ma in positivo. Così, da un paio d’anni, con l’associazione dei genitori che nel frattempo si è costituita, sta lavorando a progetti di integrazione che variano dalla coltivazione dell’orto alla banda musicale, dal circolo dei lettori alle attività sportive, fino a una radio gestita dai ragazzi. Oltre alla scuola del quartiere San Siro, nel progetto è coinvolto anche l’istituto comprensivo a indirizzo musicale di via Pareto, che confina con Quarto Oggiaro, di cui Rossi è dirigente titolare. Complessivamente, le due scuole hanno più di duemila alunni, per il 35% stranieri.

“Il nostro modello è la scuola aperta”, spiega il preside, un abruzzese trapiantato a Milano, con una significativa esperienza di “scuola dell’emergenza” ai tempi del terremoto dell’Aquila.

“Teniamo aperto dalle 8 alle 24, tutti i giorni, per consentire al quartiere di riappropriarsi della scuola – racconta Rossi –. Non facciamo doposcuola ma scuola a tutti gli effetti. Le attività sono tutte comprese nel Piano dell’offerta formativa e non coinvolgono soltanto gli studenti”.

Da circa due anni, intorno alle scuole di via Pareto e di via Paravia si è formato un movimento volontario di cittadini che va da una trentina di professori in pensione, che lavorano sul versante dell’alfabetizzazione, alla decina di studenti delle superiori in tirocinio formativo che danno una mano per il recupero scolastico. Ma il pilastro su cui si regge tutta la costruzione sono le associazioni dei genitori delle scuole, che gestiscono le attività extrascolastiche (sportive e culturali), che, attraverso corsi a pagamento a prezzo “politico”, costituiscono anche un’importante fonte di reddito da reinvestire nella didattica.

“Lo sport – spiega il preside Rossi – è un potente fattore di integrazione e, insieme agli orti e alla musica, coinvolge l’intero quartiere, di cui la scuola è tornata a essere punto di riferimento importante. Sulla scorta di queste prime esperienze, ora vogliamo proporre al Comune di Milano, al Consiglio di zona e alle associazioni del quartiere la stipula di un patto territoriale per muoverci tutti insieme. Siamo perfettamente in linea con la legge sull’autonomia scolastica, che indica nella flessibilità, nelle reti e negli accordi territoriali strumenti di innovazione finora poco utilizzati. Il nostro è un tentativo di mettere insieme dei passi, di creare delle reti di solidarietà per restituire la scuola alla comunità”.

A tutta la comunità. Compresi gli antagonisti del centro sociale “Torchiera” e la loro Banda degli ottoni a scoppio (premiata con l’Ambrogino d’oro), che il preside Rossi ha coinvolto per dare vita alla banda della scuola. “Anche così vogliamo combattere la dispersione – conclude –: ridando ai ragazzi il gusto per la scuola”. (Paolo Ferrario)