Prato – Il vescovo di Prato, mons. Franco Agostinelli, l’ha definita «la svolta nel processo di integrazione a Prato » e certamente rappresenta una assoluta novità per la diocesi toscana. Da settembre la parrocchia dell’Ascensione, che ha gran parte del proprio territorio dentro la Chinatown pratese, sarà guidata da una comunità mista di Frati Minori, formata da due italiani e due cinesi. Non solo, i religiosi potranno contare sulla collaborazione di tre suore, originarie della Cina, appartenenti alla congregazione delle Francescane del Sacro Cuore di Gesù, fondata nel Paese del Dragone 90 anni fa.
I Frati Minori della Toscana vantano una storia gloriosa di evangelizzazione della Cina. La nuova missione sarà dunque nel segno di Francesco, proprio come sta facendo il Papa, atteso a Prato il 10 novembre. Questa équipe pastorale avrà il compito di curare la vita comunitaria della parrocchia a maggioranza italiana e di conoscere e portare il Vangelo ai cinesi che vivono a Prato e che rappresentano una delle comunità più numerose d’Europa con 16mila presenze ufficiali sul territorio comunale. Per attuare questa «rivoluzione», Agostinelli ha scelto l’Ascensione, parrocchia che da quindici anni è sede della cappellania cattolica cinese e attualmente ha già un vice parroco orientale ma con un parroco italiano, don Paolo Baldanzi, alla guida della comunità da sedici anni.
La decisione è stata ufficializzata dal vescovo di fronte al Consiglio pastorale parrocchiale, formato interamente da pratesi, e ha trovato pieno appoggio. La comunità dei Frati sarà composta da fra’ Roberto Bellato e fra’ Matteo Tosti, da tempo in città e appartenenti alla Comunità Maria Madre dell’Incontro dedita alla cura pastorale dei cinesi, e da fra’ Paolo Hou e fra’ Pietro Xia, arrivati a Prato dalla Cina nei giorni scorsi. L’intenzione è far sì che la comunione non resti sulla carta e sia declinata nel quotidiano anche fra la comunità italiana e quella orientale. La sfida sarà non solo pastorale, ma anche caritativa ed educativa grazie al lavoro che svolgeranno i frati e le suore, aiutati dai parrocchiani, già rodati nel campo della collaborazione tra le diverse etnie. «Lo scopo è quello di incontrare e conoscere davvero la comunità più numerosa e consistente di Prato – spiega Agostinelli –. E ho pensato che lo strumento giusto potesse essere il coinvolgimento di persone che sono affini a loro per lingua e cultura. Questi frati potranno stabilire un contatto, per favorire una vera integrazione. È bene che italiani e cinesi non camminino più in modo parallelo». (Giacomo Cocchi)



