Tratta: questa mattina la presentazione del documento del Pontificio Consiglio Migranti

Città del Vaticano – “Prevenzione e sensibilizzazione”, “assistenza alle persone trafficate”, “azione politica” (advocacy) e “fare rete”. È ciò che può fare la Chiesa per contrastare la tratta di esseri umani, “forma moderna di schiavitù”, ad avviso del documento congiunto del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, redatto per richiamare a un rafforzato impegno cristiano per combattere la tratta, che verrà presentato oggi a Roma (dalle 11 alle 12.30, sala conferenze del Pontificio Consiglio per i laici, palazzo San Calisto 16, Scala 1).

“Impegno Cristiano ‘Creati ad immagine di Dio, trattati come schiavi…’” è il titolo del documento, disponibile in italiano, inglese, francese e spagnolo. Partendo dal riconoscimento che “oggi ci sono almeno 2,4 milioni di persone vittime di tratta”, “business internazionale in rapida crescita e altamente redditizio che porta inevitabilmente alla distruzione della vita di centinaia di migliaia di persone” e che “può essere adeguatamente affrontato solo con sforzi congiunti”, il testo sottolinea “cosa può fare la Chiesa”. Dapprima con “il sostegno e la realizzazione di attività di prevenzione, soprattutto mediante azioni di sensibilizzazione”, che “possono essere mirate verso gruppi a rischio”, “insegnanti e professionisti” o “al pubblico in generale”. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9

In secondo luogo l’assistenza, ovvero “fornire rifugio sicuro per le persone trafficate nei Paesi di destinazione, di transito e di origine (per le persone rimpatriate vittime di tratta); fornire assistenza sociale individuale, medica, psicologica e legale, nonché offrire formazione professionale per potenziare professionalmente le persone vittime di tratta”.

“Nel pieno rispetto della pluralità religiosa, quando possibile – sottolinea il testo -, un aiuto efficace deve anche prestare particolare attenzione alla guarigione spirituale delle persone trafficate e alla loro completa riabilitazione spirituale e mentale”. Altrettanto importante è “l’impegno dell’azione politica”. “L’advocacy nei Paesi di destinazione e nei confronti delle istituzioni internazionali – rimarca il testo – dovrebbe specificatamente mirare a garantire che la legislazione risulti appropriata e venga adeguatamente applicata a livello nazionale e internazionale per proteggere le persone vittime di tratta, per punire i trafficanti e per garantire i diritti delle vittime”. Infine, l’importanza del “fare rete”, per “migliorare l’assistenza transnazionale e la protezione”. A tal fine, “le organizzazioni cristiane tra cui i membri della Caritas Internationalis che sono impegnati o che intendano impegnarsi nella lotta contro la tratta degli esseri umani, possano utilizzare strumenti e mezzi già esistenti all’interno della rete Caritas Internationalis – Organizzazioni cristiane contro la tratta di esseri umani NETwork” (www.coatnet.org).