Cremona – Una nuova circolare del Viminale è giunta nei giorni scorsi a tutte le prefetture: servono 8-9.000 posti per accogliere i migranti arrivati in massa negli ultimi giorni. In ogni provincia italiana, prevede il documento, dovrà essere distribuito un centinaio di persone. Sono escluse le province siciliane, che sopportano il maggior peso dell’accoglienza.
“Non ci si può fermare ad un’operazione Triton, che da subito abbiamo considerato e contestato come insufficiente a salvare le persone in mare; occorre fare uno sforzo unitario in Europa per un’operazione che abbia le stesse caratteristiche di ‘Mare Nostrum’ e non sia quindi un semplice controllo di frontiere, ma diventi veramente un presidio umanitario del Mediterraneo, che possa salvaguardare la vita delle persone» ha insistito più volte monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes che fa capo alla Cei. Eppure le cose continuano ad andare avanti, come sempre. Anche di questo si parlerà nel corso di “Migranti tra conflitti e cambiamenti climatici, per un Mediterraneo di pace” all’incontro in programma nel pomeriggio di sabato 9 maggio, Giornata dell’Europa, alle 15.30, presso la sala Zanoni, in via Vecchio Passeggio 1 a Cremona.
Interverranno il cremonese mons. Gian Carlo Perego, direttore generale di Fondazione Migrantes, e il diplomatico del Ministero degli Affari Esteri Grammenos Mastrojeni, responsabile della cooperazione decentrata e del rapporto con le Istituzioni internazionali sui cambiamenti climatici.
«I climatologi di tutto il mondo – scrivono gli organizzatori – sembrano d’accordo nel ritenere che il riscaldamento del pianeta, dovuto principalmente ad attività umane, sia la principale causa del degrado e delle devastazioni ambientali che si verificano in varie parti del pianeta e che colpiscono
maggiormente i Paesi più poveri e vulnerabili. Desertificazione, alluvioni, tsunami e terremoti sono all’origine di spostamenti di milioni di persone dai loro Paesi. Si calcola che proprio a causa dei cambiamenti climatici questo fenomeno sarà sempre più consistente, considerando che gli Stati non hanno fatto ancora nulla di significativo per limitare tale processo. L’esodo in atto è di enorme portata e in vertiginosa crescita, tanto da spingere alcuni analisti a definire il XXI secolo come quello dei profughi ambientali». Ma le persone costrette a fuggire per le catastrofi naturali non godono dello status giuridico dei profughi politici e quindi spesso sono vittime invisibili che nessuno protegge. Eppure l’ONU prevede che nel 2050 saranno 200 milioni, considerando che gli eventi estremi legati al clima coinvolgeranno non solo i Paesi della fascia tropicale, ma anche Europa e Usa, come si può purtroppo constatare sempre più spesso. Conoscere in modo più approfondito le cause che determinano i flussi migratori può aiutare a mutare l’atteggiamento comune nei confronti dei migranti. L’iniziativa, svolta con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona, è promossa da Acli, Ambiente Scienze, Arci, Cremona nel Mondo, Filiera corta solidale, Forum terzo settore, Immigrati cittadini, Legambiente, M.F.E., Nonsolonoi e Tavola della pace all’interno del progetto “Nutrire il Pianeta è nutrire la pace”.



