Mons. Morosini: “Accoglienza migranti solo primo passo”

Reggio Calabria – “Quando parliamo di immigrazione non dobbiamo fermarci a considerare l’umanesimo solo come un gesto di pietà che noi possiamo avere nei confronti degli immigrati che accogliamo. L’accoglienza e l’incontro rappresentano solo un primo passo”. Lo ha detto ieri sera l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini durante il primo incontro diocesano sul tema “Umanesimo ed immigrazione. La fratellanza senza frontiere” in preparazione al Convegno della Chiesa Italiana che si svolgerà a Firenze.  “Il resto – ha aggiunto –  è l’integrazione e il coinvolgere gli immigrati nella partecipazione ad una vita politica e sociale, ai diritti di cittadinanza che ancora lo Stato italiano non ha considerato”. “Noi sappiamo – h spiegato il presule – che ancora oggi i figli degli immigrati attendono una legge in tal senso. Noi cristiani non dobbiamo valutare come umanistica solo la pietà e l’emotività che ce li fa accogliere ma lavorare – ha concluso – ed impegnarci perché loro possono trovare qui, all’interno della nostra realtà quell’accoglienza che li promuova come uomini alla pari con noi”.
La Chiesa di Reggio Calabria – Bova è da tempo in prima fila nell’accogliere i tanti immigrati che giungono in riva allo Stretto, come ha spiegato il direttore dell’Ufficio Migrantes padre Bruno Mioli secondo il quale “non fa meraviglia oggi, col moltiplicarsi degli agitatori di professione nelle piazze, nei bar, in tanto marasma, in tanta agitazione del mondo politico, con l’insistenza martellante dei media sui fatti più conturbanti di cronaca nera, anche tanti dei nostri cari amici di animo retto entrino in profondo turbamento, in stato confusionale; e siano spinti anch’essi, dico nostri cari amici italiani, da singoli fatti concreti che non si possono negare, come i continui sbarchi, a formulare dubbi, riserve, giudizi critici; a dare corpo al ‘sentito dire’, a indebite generalizzazioni ed enfatizzazioni, a gratuite fantasticherie ed anche a sfacciate falsità sulle migrazioni, fino all’esplicito rifiuto di questi fratelli disperati che vengono da lontano”. (R. Iaria)