Cefalù – Sono passati quasi due anni dal viaggio di Papa Francesco e da allora “purtroppo non è cambiato molto: tante, troppe persone ancora sono annegate nel Mediterraneo, e ancora si continua a parlare di ‘emergenza’, mentre in realtà il fenomeno va affrontato con un piano ampio e articolato”. A scriverlo è papa Francesco in un messaggio per il convegno sul tema “Dov’è tuo fratello. Famiglia e immigrazione” promosso dall’Ufficio Nazionale Cei per la pastorale della famiglia insieme alla Fondazione Migrantes, alla Caritas Italiana, all’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e all’Ufficio Nazionale per l’apostolato del mare. Per il papa dinanzi a questo “esodo di popoli e di famiglie occorre uscire dalla globalizzazione dell’indifferenza. Non è possibile – scrive – pensare di chiudere semplicemente le frontiere e mettere una diga, quasi un muro, su questo mare. Occorre domandarsi da dove stanno fuggendo le persone: povertà, guerra, rassegnazione. L’Europa e il mondo intero devono intervenire per fermare i commercianti di morte, ma anche per rispondere al grido della fame e al bisogno di pace di tante famiglie”. Oggi c’è “necessità” di un “faro” in questo “mare di morte” e la Chiesa e le famiglie che sono in Italia, come “piccole fiaccole, hanno un compito profetico: mostrare al mondo che questi nostri fratelli, uomini e donne come noi, possono costituire una risorsa preziosa; rafforzare la tutela familiare dei minori non accompagnati; costruire una cultura dell’inclusione. Così, attraverso l’accoglienza vissuta nella carne, potremo far crescere un nuovo umanesimo che, come lievito fecondo, diventi speranza per il Mediterraneo creando condizioni lavorative più dignitose per i migranti e per le loro famiglie, oggi fra noi e domani, forse, nei loro Paesi, quando le condizioni permetteranno loro di rientrare in pace e sicurezza. Allora porteranno con sé ciò che qui avranno ricevuto: disponibilità e amore, piuttosto che rifiuto e indifferenza. Questa non è un’utopia, è la società che il Padre celeste ci chiama a costruire attraverso segni concreti di solidarietà fraterna”. Papa Francesco invita a “proseguire nell’impegno di trasformare la nostra Italia e l’Europa in una ‘casa accogliente’, per tutti coloro che, bisognosi di protezione e di dignità, bussano alla porte del nostro cuore e ci chiedono di diffondere il buon profumo della fraternità”. (R.I.)



