Milano – Da gennaio a maggio sono arrivati in Italia circa 8.200 minori stranieri non accompagnati, dei quali 5.100 risulterebbero irreperibili. I numeri forniti ad Avvenire dal Servizio centrale dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, sono in realtà il primo banco di prova per la macchina dell’accoglienza italiana, che nel 2015 dovrà fare gli straordinari, viste le attese di arrivi record sulle coste del nostro Paese. Due ragazzi su tre non vengono dunque presi in carico dalle strutture territoriali gestite dai Comuni. Perché non si fanno identificare, perché scappano verso altri Stati o perché vengono “agganciati” dalla criminalità e dalle mafie locali. Dati che si inseriscono nel già difficile negoziato in corso tra governo ed enti locali, Regioni comprese, per distribuire più equamente i carichi di ospitalità nella penisola.
In questo senso, la situazione dei minori non accompagnati ricalca lo schema nazionale, con Sicilia e Lazio in testa per i posti attivati al 18 maggio scorso (rispettivamente 4.910 e 4.814) e Lombardia e Veneto molto indietro (969 e 303). In tutto, per il triennio 2014-2016, sono 21.449 i posti finanziati dal ministero dell’Interno attraverso la rete Sprar, 20.228 ordinari (adulti e famiglie con minori) e 941 destinati a soli minori non accompagnati.
«Il problema è che i progetti di accoglienza complessivi su base locale sono solo 430, per 340 Comuni titolari e circa un migliaio di municipi complessivamente coinvolti – spiega Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar –. L’ultimo bando è stato lanciato in queste settimane, con l’obiettivo di aumentare la capacità recettiva sul territorio rispetto ai minori stranieri non richiedenti asilo». Sono gli stessi sindaci, attraverso l’Anci, a chiedere ad altri sindaci di farsi carico di situazioni d’emergenza legate al futuro degli under 18, attuando così politiche condivise a livello nazionale. «L’intesa siglata nel luglio scorso tra enti locali e governo centrale ha rappresentato un passaggio fondamentale nell’elaborazione di interventi strutturali e non più d’emergenza» continua Di Capua. (D.M.)



