Roma – “Oggi dobbiamo contribuire a che la nostra società sia più accogliente, che impari a convivere con la diversità e a costruire percorsi di interculturalità e di cittadinanza”. A dirlo questa mattina padre Michele De Salvia, direttore dell’Ufficio Migrantes di Vicenza presentando a Roma, al corso di formazione della Fondazione Migrantes, il progetto “da spettatori a protagonisti dell’intercultura”. Per il religioso oggi bisogna puntare sui giovani sia italiani che “nuovi italiani”: “dobbiamo essere coscienti – ha detto – che la prima struttura pubblica che coinvolge parimenti tutti è la scuola, chiamata a fare ‘prove di futuro’” contribuendo a “che queste ‘prove’ non falliscono in posteriori banlieu (in)civili ma generino fin dalla più tenera età ‘ponti’, ‘buone pratiche’ di partecipazione e di coesione sociale”. L’obiettivo della Migrantes di Vicenza è stato quello di accompagnare professionalmente gli operatori scolastici della provincia in particolare quelli che si trovano in un contesto educativo ad alta intensità migratoria. Tra le attività la formazione dei docenti con convegni sui temi dell’interculturalità e cittadinanza svolti “con lo stimolo di specialisti”, e una attenzione particolari ai plessi scolastici con una maggiore presenza di studenti stranieri con classi, in un istituto, che raggiungono il 100%. Ma anche una attività di accompagnamento dei genitori per aiutarli a comprendere l’importanza di mandare i loro figli a scuola e includerli in alcune attività comuni. Come la festa di tutt le Lingue Madri che ha visto il coinvolgimento dei residenti nel territorio con l’obiettivo di “riconoscere che tutte le lingue hanno pari diritti” e che non ci sono culture di serie A e di serie B. Padre De Salvia ha spiegato che gli immigrati in Italia “devono certo dominare bene l’Italiano e rispettare le leggi italiane ma nello stesso tempo che l’integrazione non deve essere intesa come assimilazione bensì come rispetto e valorizzazione del pluralismo e delle differenze specifiche che si manifestano anche attraverso l’uso idiomatico materno”.



