Vilnius – “Dobbiamo essere grati a tutte quelle persone – suore, laici, sacerdoti, volontari – che ogni giorno si spendono per affiancare e sostenere le vittime della tratta. Queste formiche di Dio portano carità e speranza dove c‘è tanto bisogno”. Mons. Cesare Lodeserto, sacerdote italiano da anni al servizio pastorale in Moldavia, porta l’esperienza del Paese est-europeo all’incontro sulle migrazioni organizzato dal Ccee a Vilnius. Su questo tema però si domanda: “Perché dobbiamo aspettare che queste persone, donne, minori, uomini, diventino vittime della tratta?”. E indica “l’urgenza della prevenzione”, campo “nel quale come chiesa abbiamo molto da dire e da fare, partendo dall’educazione”. Per mons. Lodeserto occorre “sempre ricordare che all’origine della tratta ci sono povertà, disagio, sottosviluppo, scarsa educazione, solitudini”. È dunque necessario agire “a monte” per prevenire la tratta. E poi “bisogna sempre ricordarsi che se esiste la tratta per lo sfruttamento lavorativo, per la prostituzione o per la vendita di organi è perché esistono un mercato e dei clienti”, una “domanda” che va contrastata con tutti i mezzi legali. Il sacerdote denuncia il fatto che “tanti, troppi uomini”, anche “insospettabili”, “sfruttano donne e ragazze costrette con la forza a prostituirsi”. Dall’esperienza della Moldavia mons. Cesare Lodeserto racconta storia di povertà e di sfruttamento, e segnala i “nemici occulti contro i quali bisogna combattere”: cita il turismo sessuale, che si alimenta nei Paesi europei; il sesso a pagamento on line”. Ricorda che in vari Stati esistono le “case chiuse” che favoriscono la prostituzione, senza contrastare lo sfruttamento femminile e “dando alla criminalità organizzata uno strumento in più per fare soldi”. “Quanti, magari anche credenti, si stanno dicendo favorevoli a queste soluzioni pur di chiudere gli occhi e non vedere lo sfruttamento” tramite la prostituzione? “Quanti continuano a considerare la donna un giocattolo da comprare?”. Lodeserto aggiunge: “Come chiesa possiamo fare molto, specialmente negli ambiti in cui abbiamo maggiori capacità, come ad esempio l’educazione, affiancando le famiglie, andando nelle scuole a mettere in guardia sulla tratta e a far maturare al contempo atteggiamenti di rispetto per ogni persona”.



