Sicilia: salvi 1.300 profughi

Palermo – Un uomo e la figlioletta, in lacrime. Sono stati i primi sabato a scendere dalla nave Dattilo, a Palermo. Quando il loro gommone partito dalla Libia ha cominciato a sgonfiarsi tra le 106 persone a bordo è scoppiato il panico. In massa si sono spostati su un lato dell’imbarcazione.

Quattro donne accucciate nel gommone sono rimaste schiacciate. Due erano incinte. Una era la madre della bambina. “L’uomo ha cercato di salvarla –  racconta padre Sergio Mattaliano, direttore della Caritas di Palermo – Ha cercato di afferrarla ma doveva salvare anche la figlia piccola, che aveva in braccio. Ha urlato ha chiesto aiuto. Ma non c’è stato nulla da fare. La donna è stata sopraffatta dalla calca”. Altri otto uomini sono morti affogati. Un giovane, proveniente dall’area subsahariana come gran parte dei profughi sul gommone, ha perso due fratelli. Le vittime avevano tutte tra i 18 e i 30 anni.

Sono solo alcune delle storie, le più drammatiche, dei 717 migranti arrivati sabato nel porto palermitano. La Guardia costiera italiana li ha tratti in salvo nei giorni scorsi in diverse operazioni di soccorso. Sono 662 uomini, 88 donne e 8 bambini. Almeno una sessantina i minori non accompagnati identificati fino a ora. Ghana, Gambia, Senegal, Somalia, Sierra Leone, Nigeria, Eritrea la loro provenienza. Nove profughi sono stati trasferiti in ospedale, tra cui tre donne con ustioni di secondo e terzo grado e un neonato di circa 40 giorni in stato di disidratazione.

I corpi delle dodici vittime sono stati portati all’obitorio. Sulla loro morte la procura di Palermo ha aperto un’indagine per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina e omicidio volontario.

“Questa volta le condizioni sanitarie di molti migranti non sono buone – ha detto Pippo Noto, direttore sanitario dell’Asp impegnato in ogni sbarco avvenuto a Palermo – Abbiamo dovuto medicare molti migranti e trasferirne decine in ospedale. Non è stato il solito sbarco quello di oggi. Molti sono arrivati provati da un viaggio terribile dove hanno visto parenti e amici morire sotto i loro occhi”. In prima linea per la loro accoglienza la Caritas diocesana di Palermo. Oltre 50 volontari avevano già preparato 1700 pasti, acqua, scarpe e vestiti. In duecento verranno ospitati in due strutture della Caritas, il Centro San Carlo e Santa Rosalia, a Palermo, e quello di Giacalone.

Ieri, ancora, a Messina sono arrivate 224 persone. Trentuno sono i minori, 37 le donne. Diversi i nuclei familiari. A Trapani, sono giunti in 330. Provengono per lo più da Pakistan e Siria. Tra loro 38 donne, di cui 4 in gravidanza, e 7 minori non accompagnati. Soccorsi al largo delle coste libiche, anche loro viaggiavano su tre gommoni. Un mezzo più insicuro per la traversata e che per questo impensierisce chi segue il fenomeno migratorio: “I profughi partono quasi esclusivamente in gommone e non più coi barconi – dice Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni –. Non sappiamo ancora se sia dovuto a una strategia dei trafficanti umani o perché non ci sono più barconi a disposizione”. (Alessandro Beltrami – Avvenire)