Migranti: tiene il lavoro, salari bassi

RomaTra i Paesi europei l’Italia è l’unico ad avere un “tasso di occupazione dei cittadini stranieri costantemente più alto” di quello degli italiani. Il dato emerge dal V Rapporto annuale su “I migranti nel mercato del lavoro in Italia”, realizzato dalla direzione generale dell’Immigrazione del ministero del Lavoro e presentato ieri.

Nel periodo 2007-2014, in Italia, a fronte di un calo medio della popolazione nazionale residente (-0,1%), quella straniera è cresciuta ad un tasso medio del 7,8%. Il numero delle persone straniere è cresciuto di circa 2 milioni di unità anche, soprattutto, per effetto dei ricongiungimenti famigliari che rappresentano la maggioranza relativa dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati.

Tra le comunità di origine extracomunitaria, residenti al 1° gennaio 2014 – si legge nel Rapporto – prevalgono i cittadini di Albania (450.908 individui), Marocco (408.667), Cina (197.064), Ucraina (180.121) e Filippine (129.188).

Relativamente agli ultimi due anni, molte comunità hanno fatto registrare cospicui tassi di crescita. Gli incrementi maggiori si registrano per le comunità egiziana (+25,2%), bengalese (+20%), nigeriana (+18,3%) e filippina (+15,3%). La quota relativa di presenza femminile, cresciuta notevolmente negli anni duemila sino a diventare equivalente alla popolazione maschile, varia in modo consistente tra le diverse cittadinanze: l’incidenza percentuale

sul totale dei residenti oscilla tra poco meno dell’80% per l’Ucraina, al 30% circa del Bangladesh. Tra le nazioni d’origine neo-comunitarie si segnala una ulteriore crescita dei cittadini rumeni (+15,9%). Secondo il Rapporto la crisi economica e occupazionale che ha investito il sistema produttivo e il mercato del lavoro italiano negli ultimi anni, ha fatto emergere la centralità della componente straniera. Anche i dati del 2014 confermano l’effetto compensativo della forza lavoro comunitaria ed extracomunitaria, a fronte del calo della componente italiana in continuità con quanto avvenuto per l’intero ciclo degli anni interessati dalla crisi economica. L’elemento di novità è rappresentato dal fatto – spiega il Rapporto – che la quasi totalità del decremento registrato per la componente nativa si concentra nel Mezzogiorno, a fronte di una consistente crescita degli immigrati nella medesima area di riferimento. Permangono – si legge – le problematicità legate al mancato riassorbimento della manodopera straniera nel mercato del lavoro, con un leggero incremento delle persone in cerca di occupazione e un aumento dell’inattività trascinato dalla costante crescita del fenomeno tra la componente femminile, in particolare di origine extracomunitaria. Emerge pertanto l’originalità del caso italiano. L’Italia, tra i grandi paesi europei di accoglienza analizzati, è l’unico – come dicevamo – in cui il tasso di occupazione dei cittadini stranieri si mantiene costantemente più alto di quello dei nativi, i trend dell’occupazione sono asimmetrici tra le diverse nazionalità (si contrae il numero di lavoratori italiani e cresce il numero dei lavoratori con cittadinanza straniera) e si osserva una contemporanea crescita dell’occupazione, della disoccupazione e dell’inattività.  Il numero di occupati stranieri tra 2013 e 2014 è cresciuto di 111.000 unità, per gli italiani è calato di 23.000. Tra cessazioni e attivazioni, il saldo è positivo per gli stranieri (+40.649 unità), negativo per gli italiani (-56.474). I rapporti di lavoro registrati per gli stranieri sono 1.896.399. Rispetto alle assunzioni del 2013, c’è una flessione dello 0,2% per i comunitari e un aumento dello 0,5% per i non comunitari. Tra i lavori: il 76,8% degli stranieri ha qualifica da operaio, solo l’8 lavoro impiegatizio (35% tra gli italiani) e lo 0,9% ruoli dirigenziali.

Tutto ciò – evidenzia il Rapporto –  si ripercuote anche sulle retribuzioni. Poco meno del 40% dei lavoratori dipendenti UE ed extra UE percepisce un salario fino a 800 euro (nelle medesima classe gli italiani sono il 15,2%) e una quota analoga (39,8%) percepisce un salario al di sotto dei 1.200 euro.