Torino: condannati sei persone per il rogo del campo rom “Continassa”

Torino – “Hanno agito spinti da odio razziale”. Il tribunale di Torino ha condannato con quest’aggravante sei persone per il “rogo della Continassa”, incendio appiccato a roulotte e baracche dei rom al termine di una manifestazione che, il 10 dicembre 2011, chiedeva più sicurezza nel quartiere Vallette. Un volantino diceva: “Ripuliamo la Continassa”. Il corteo era stato organizzato poche ore dopo che una ragazzina aveva accusato di stupro un rom. Si scoprì che s’era inventata tutto, ma intanto la rabbia di diversi abitanti del quartiere, tra cui esponenti della curva juventina, si sfogarono contro il campo nomadi dove vive un’ottantina di famiglie a poca distanza dallo Juventus Stadium. Al grido “bruciamo tutto” una frangia si staccò dal corteo pacifico, cui partecipò anche la presidente della Circoscrizione oggi deputata Pd Paola Bragantini. Ci fu chi addirittura tentò di bloccare i mezzi dei vigili del fuoco. Le condanne inchiodano gli imputati di incendio, ostacolo ai soccorsi, incitamento all’odio razziale: vanno dai sei anni e mezzo ai tre. Il giudice Paola Trovati ha confermato le tesi del pm Laura Longo, ma ha stabilito pene più alte di quelle richieste. “Gridavano che ci avrebbero ammazzati, eravamo spaventati, siamo scappati nel bosco e da lì abbiamo visto figure che incendiavano tutto”. È la ricostruzione di quella giornata fatta in aula da una donna della Continassa: “Dopo non c’era più nulla. Era rimasto solo lo scheletro del caravan”. Le condanne più gravi, sei anni e sei mesi, e sei anni e dieci giorni, sono per Luca Oliva e Guido Di Vito, fermati subito dopo il rogo come gli autori materiali. Tra i condannati, Davide Moscatiello, tre anni, ex leader dei “Bravi Ragazzi”, gruppo ultras juventino. Riconosciuti provvisionali immediati di 15mila euro a cinque rom e di 3mila alle associazioni parti civili.

“Anche durante il processo c’è stata molta omertà”. Secondo l’avvocato di parte civile Gianluca Vitale la gente del quartiere che aveva partecipato al corteo avrebbe aiutato poco le indagini: “Tentavano di sminuire e celare la presenza di gruppi organizzati”. “Le cose vanno chiamate col loro nome – dice Sergio Durando del’Ufficio Migrantes di Torino – si è trattato di razzismo e l’importante è che queste azioni siano condannate”. La Migrantes ritiene che “si debba promuovere la conoscenza tra i rom e gli altri cittadini e superare i campi nomadi. Per questo serve una progettualità seria”. (Fabrizio Assandri – Avvenire)