Roma – “Vedo un’indignazione sbagliata. C’è molta disinformazione, o forse una voluta mancanza di informazione, su chi sono veramente queste persone. Vengono dipinte sempre in chiave negativa, mentre sono persone normalissime, come noi, in cerca di un riscatto sociale, desiderose di rifarsi una vita”. A parlare così a Fabio Colagrande di Radio Vaticana è Riccardo, cittadino di Forlì che con la moglie Carola accoglie presso la propria abitazione 11 profughi di varia nazionalità. La coppia, che fa parte della Comunità Papa Giovanni XXIII, grazie alla collaborazione con la Questura e la Prefettura locali, porta avanti uno dei tanti progetti di accoglienza della Comunità fondata da don Oreste Benzi, dimostrando come sia possibile in Italia testimoniare concretamente il Vangelo anche in un momento di tensioni politiche e sociali dovute al grande afflusso sulle coste siciliane di profughi, provenienti dal Nord-Africa. Riccardo sa bene – spiega Colagrande – che in molte città italiane c’è malumore perché le istituzioni invitano all’accoglienza comunità già in difficoltà per la crisi economica e la disoccupazione. “Spesso dobbiamo spiegare a questi ragazzi che debbono adeguarsi al tipo di accoglienza che possiamo fornirgli, rinunciando a piccole pretese. Gli spieghiamo che in Italia ci sono persone che stanno anche peggio di loro e troviamo subito comprensione e collaborazione”. “La storia di Riccardo e Carola non è unica nella nostra comunità”, aggiunge Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII: “noi abbiamo infatti accolto con gratitudine l’invito che Papa Francesco ha rivolto alla Chiesa cattolica a rendere disponibili istituti e case all’accoglienza dei poveri e dei migranti e diamo ospitalità a circa 300 persone sul territorio italiano”.



