Card. Scola: a Milano accoglienza diffusa in ogni parrocchia

Milano – “Bisogna pensare a un’accoglienza  diffusa, fatta di piccoli gruppi, in ognuna delle 1107 parrocchie della Diocesi di Milano: i parroci parlino con i fedeli per superare le paure comprensibili ma che non portano da nessuna parte. Possiamo dare una grande prova di civiltà. È la soluzione giusta”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, visitando il centro di accoglienza per profughi “Casa Suraya”. Il cardinale, prima di visitare il Centro, ha ascoltato le testimonianze di tre ospiti. “Sono scappata dal Congo in Libia nel ‘98 per via della guerra e poi anche da questo paese quando l’ostilità nei confronti di noi stranieri era diventata tale che era meglio partire anche a costo di rischiare la vita in mare”, ha raccontato, Marlen, 30 anni, arrivata a Casa Suraya a ottobre dello scorso anno. Ha attraversato il Mediterraneo su un gommone, incinta di 8 mesi. Ora la sua bambina è al centro sorridente con la mamma.

“Chiedo aiuto all’Italia per far crescere i miei figli”, ha detto Chancelvie, anche lei originaria del Congo che vive nella struttura con i suoi tre figli di 1, 4 anni e 10 mesi. “Sono venuta in Italia perché voglio che i miei figli possano studiare e crescere liberi”, ha spiegato Lamiya, 48 anni, siriana di origine palestinese, ospite della casa da fine maggio con i suoi figli di 8 e 10 anni. Queste parole hanno in particolare colpito l’arcivescovo Scola: “La signora Lamiya ha detto una cosa bellissima che ripaga la nostra generosità e richiama le coscienze di noi europei distratti. Tutti parlano di diritti, di libertà, ma se le libertà e i diritti non vengono realizzati,  non esistono”. “Come Vescovo – ha aggiunto – sono grato di questa esperienza di Casa Suraya che dimostra come l’accoglienza sia affrontabile, nel rispetto di tutti e senza danno a nessuno. Se lavoriamo così potremmo trasformare questo processo drammatico che è il meticciato di civiltà nella costruzione della nuova Europa e della nuova Milano metropolitana”. Dal giugno 2014 ad oggi Casa Suraya ha dato ospitalità a 12.500 mila profughi. Attualmente il centro ne accoglie 100: metà siriani, inviati dal Comune, metà provenienti dall’Africa subsahariana e dal Corno d’Africa inviati dalla Prefettura.