Messina – Ad un anno di distanza dai funerali celebrati ai “piedi” del palazzo del Comune di Messina del piccolo Ahmed, il bimbo siriano di tre anni deceduto durante la traversata del Canale di Sicilia e sbarcato, già privo di vita, presso il porto di Messina il 21 luglio, la città dello Stretto “accoglie” nuove vittime delle migrazioni. Ieri mattina, insieme ai 453 migranti tratti in salvo dal pattugliatore irlandese Niamh, sono infatti giunti nella città dello Stretto i corpi di quattordici migranti deceduti durante la traversata della speranza. In questa come in altre circostanze diventata la traversata della morte. Ad accogliere le bare e ad occuparsi della loro benedizione prima del trasferimento delle stesse presso gli obitori del Policlinico di Messina, dell’ospedale Cutroni Zodda di Barcellona e presso il Centro Neurolesi, l’Imam della comunità islamica, il monaco e della comunità buddhista e il Vicario generale della Diocesi di Messina, monsignor Gaetano Tripodo. Profonda la sensazione di sgomento respirata alla banchina del Molo Marconi, affollato di personale, operatori della comunicazione e “semplici” cittadini che hanno osservato in silenzio la triste discesa dei feretri dal ponte della nave. Ancora una volta Messina si è rivelata spettatrice, purtroppo inerme, dell’ennesima tragedia consumatasi a largo delle coste della Libia. (Ufficio Migrantes Messina)



