RC : l’impegno della diocesi per l’accoglienza e il sostegno ai profughi

Reggio Calabria – Gli immigrati sbarcati a Reggio Calabria da giugno 2014 a luglio 2015 sono stati circa 26.000 di cui 1.500 minori non accompagnati. Attraverso l’attività del coordinamento diocesano sbarchi – al quale aderiscono fra gli altri gli uffici Caritas e Migrantes della diocesi – e grazie alla buona volontà dei cittadini e di contributi diocesani è stato possibile distribuire in area di sbarco e nei centri di primissima accoglienza  12.000 paia di infradito, 15.000 confezioni di succhi di frutta e merendine; vestiti, pannolini, omogenizzati. Grazie al lavoro degli interpreti e mediatori culturali del coordinamento i medici vengono agevolati durante la procedura sanitaria dello sbarco ed anche presso gli Ospedali Riuniti ove, talvolta, gli immigrati vengono ricoverati. Sono solo alcuni dei dati forniti oggi dalla diocesi calabrese dopo alcuni articoli pubblicati sulla stampa “che rischiano di offuscare quanto le Comunità e le Associazioni Diocesane realizzano per gli immigrati”.  La diocesi reggina – si legge in una nota – attraverso i suoi organismi Pastorali, spinta dal mondo delle Associazioni e Comunità Cattoliche ha cercato di rispondere “adeguatamente a quella che è definita “Emergenza Immigrazione”, forte del mandato che “Cristo stesso ha affidato alla comunità cristiana, dei continui richiami di Papa Francesco e delle indicazioni pastorali dell’arcivescovo Fiorini Morosini. Il coordinamento sbarchi è presente al porto grazie al riconoscimento della Prefettura locale con circa 60 volontari impegnati stabilmente  soprattutto giovani appartenenti ad Associazioni che operano in città e di altri giovani che in questo periodo estivo hanno chiesto di poter svolgere un’esperienza di volontariato. Impegno forte del Coordinamento – fa sapere ancora la diocesi – è quello contro la tratta: “sono state liberate e accolte presso strutture diocesane 3 ragazze Nigeriane destinate allo sfruttamento sessuale. Altre tre ragazzine minorenni a rischio di tratta sono state messe in protezione”. Nelle strutture di accoglienza sono state accolte a “titolo gratuito moltissime persone rientranti nelle categorie vulnerabili” mentre sono stati messi a disposizione saloni e locali parrocchiali per sopravvenute situazioni di emergenza. Le “situazioni di criticità di questi mesi – spiega la diocesi –  sono imputabili al ritardo che le istituzioni hanno accumulato nel prendere decisioni rispetto all’accoglienza post-sbarco e alla realizzazione di seri programmi per l’integrazione”. (R.Iaria)