Migrantes su cittadinanza: una riforma a metà

Roma – E’ arrivato ieri in commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati il via libera del testo base sulla cittadinanza ai figli degli stranieri, sintesi di oltre 20 proposte di modifica alla legge 91/92 depositate a Montecitorio. Un testo che riapre la speranza di avere tempi più brevi per diventare cittadini italiani, a particolari condizioni. Così, non conterà solo la discendenza da genitore italiano ( ius sanguinis, diritto di sangue), ma anche la nascita sul territorio nazionale da immigrati con residenza tricolore da almeno 5 anni ( ius soli soft, diritto di suolo temperato) e la conoscenza della nostra cultura ( ius culturae). L’apprendimento sarà ‘certificato’ dalla frequenza di almeno un ciclo scolastico nel nostro Paese per chi arriva e ha meno di 12 anni; mentre per i ragazzi tra 12 e 18 anni oltre a cinque anni di scuola è richiesta la permanenza stabile e regolare in Italia di almeno 6 anni. Potrà diventare italiano, inoltre, anche il minore che ha uno dei genitori, benché straniero, nato in Italia e qui “residente legalmente, senza interruzioni, da almeno un anno” antecedente alla nascita del bambino.

“È una riforma a metà, un accordo e una mediazione al ribasso”, spiega mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes aggiungendo che la proposta arrivata in Commissione  introduce il principio dello “ius soli” temperato e lo “ius culturae” per i ragazzi che arrivano in Italia prima dei 12 anni. In questa parte il testo  è “interessante, ma debole, perché riguarda solo i minori e non interviene sulle migliaia di adulti che aspettano di diventare cittadini italiani. Nel testo originale si chiedeva – spiega il direttore Migrantes – la diminuzione degli anni di residenza, l’accelerazione dei tempi, mentre nel testo proposto c’è solo un consenso sui minori. Va nella linea di uno ius soli allargato ai minori, ma non interviene sugli adulti migranti in Italia, mancando l’obiettivo importante di una riforma complessiva della legge del 1992”.

“L’8 settembre conclude il sacerdote –  il disegno di legge arriverà in aula e ci auguriamo si possa arrivare ad  ulteriori emendamenti e aggiunte che riguardino tutti gli aspetti complessivi della cittadinanza”.