Città del Messico – Individuare nuove strategie al fine di migliorare l’assistenza e le condizioni di vita dei migranti e dei rifugiati. Con questo obiettivo si è svolto nei giorni scorsi, a Città del Messico, un incontro tra rappresentanti della Conferenza episcopale messicana (Cem) e le autorità federali. Alla riunione hanno preso parte, oltre a numerosi esponenti politici e istituzionali, il segretario generale della Conferenza episcopale, il vescovo Eugenio Andrés Lira Rugarcía, il responsabile episcopale per i temi della mobilità, il vescovo Guillermo Rodrigo Teodoro Ortiz Mondragón e altri ecclesiastici.
Nel corso dell’incontro è stato messo a punto un piano di intervento rapido da parte dell’Istituto nazionale della migrazione nel caso in cui vi fossero migranti in situazioni di pericolo per minacce o violenze. Inoltre, si è discusso su come individuare nuovi meccanismi di coordinamento per la tutela dei migranti e dei rifugiati tra i centri di detenzione per migranti, le case di accoglienza e i numerosi centri gestiti dalla Chiesa cattolica nel Paese. I vescovi hanno proposto l’istituzione di un registro dei migranti più vulnerabili.
Sia le autorità federali messicane, sia i presuli – in una dichiarazione congiunta – si sono trovati d’accordo su una serie di questioni da affrontare nel breve periodo. Tra queste: analizzare congiuntamente i protocolli per i migranti e in particolare per le ragazze e i bambini non accompagnati; istituire gruppi di “attenzione immediata” nei casi di rischio per l’incolumità dei migranti; una collaborazione operativa per sostenere i migranti cubani; una partnership per la tutela dei rimpatriati nel processo di accoglienza, di reinserimento sociale e di integrazione produttiva.
Ogni anno sono decine di migliaia le persone provenienti da Guatemala, Honduras, El Salvador che transitano in Messico nel tentativo di arrivare negli Stati Uniti. Vengono rinchiuse in treni merci che caricano fino a 1.500 passeggeri in condizioni disumane, nascosti sui tetti dei vagoni o aggrappati ai lati dei convogli. Sono vittime di sequestri, torture e stupri da parte del crimine organizzato, che dagli Usa chiede il riscatto ai familiari, fino a 7.000 dollari, a volte sfruttando connivenze a vario livello. Chi non paga viene fatto sparire o ucciso. Non esistono stime ufficiali, ma secondo dati forniti da Amnesty International si pensa che in soli sei mesi, tra il 2008 e il 2009, siano stati rapiti circa 10.000 migranti. Molti di questi sono minori. Alcuni vengono rinchiusi in edifici simili alle prigioni. Altri subiscono violenze sessuali, schiavitù, mutilazioni.
Chiesa e Governo hanno deciso di istituire un meccanismo di monitoraggio e di incontri periodici per rispondere prontamente a tale emergenza. (Osservatore Romano)
Nel corso dell’incontro è stato messo a punto un piano di intervento rapido da parte dell’Istituto nazionale della migrazione nel caso in cui vi fossero migranti in situazioni di pericolo per minacce o violenze. Inoltre, si è discusso su come individuare nuovi meccanismi di coordinamento per la tutela dei migranti e dei rifugiati tra i centri di detenzione per migranti, le case di accoglienza e i numerosi centri gestiti dalla Chiesa cattolica nel Paese. I vescovi hanno proposto l’istituzione di un registro dei migranti più vulnerabili.
Sia le autorità federali messicane, sia i presuli – in una dichiarazione congiunta – si sono trovati d’accordo su una serie di questioni da affrontare nel breve periodo. Tra queste: analizzare congiuntamente i protocolli per i migranti e in particolare per le ragazze e i bambini non accompagnati; istituire gruppi di “attenzione immediata” nei casi di rischio per l’incolumità dei migranti; una collaborazione operativa per sostenere i migranti cubani; una partnership per la tutela dei rimpatriati nel processo di accoglienza, di reinserimento sociale e di integrazione produttiva.
Ogni anno sono decine di migliaia le persone provenienti da Guatemala, Honduras, El Salvador che transitano in Messico nel tentativo di arrivare negli Stati Uniti. Vengono rinchiuse in treni merci che caricano fino a 1.500 passeggeri in condizioni disumane, nascosti sui tetti dei vagoni o aggrappati ai lati dei convogli. Sono vittime di sequestri, torture e stupri da parte del crimine organizzato, che dagli Usa chiede il riscatto ai familiari, fino a 7.000 dollari, a volte sfruttando connivenze a vario livello. Chi non paga viene fatto sparire o ucciso. Non esistono stime ufficiali, ma secondo dati forniti da Amnesty International si pensa che in soli sei mesi, tra il 2008 e il 2009, siano stati rapiti circa 10.000 migranti. Molti di questi sono minori. Alcuni vengono rinchiusi in edifici simili alle prigioni. Altri subiscono violenze sessuali, schiavitù, mutilazioni.
Chiesa e Governo hanno deciso di istituire un meccanismo di monitoraggio e di incontri periodici per rispondere prontamente a tale emergenza. (Osservatore Romano)



