Diocesi di Treviso: “accoglienza diffusa nelle nostre comunità”

Treviso – Un invito ad accogliere nelle parrocchie piccoli gruppi di persone migranti, “con il coraggio del Vangelo” e con l’aiuto di chi da tempo accoglie i profughi nel nostro territorio. La lettera che contiene questo appello è stata inviata nei giorni scorsi dal vicario generale delal diocesi di Treviso, mons. Adriano Cevolotto, ai parroci e ai superiori degli istituti religiosi presenti nella diocesi. Dopo la lettera “ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà” dei Vescovi di Treviso e di Vittorio Veneto, giunge ora questa rinnovata proposta di solidarietà. “La nostra Chiesa diocesana, attraverso la Caritas, sta rispondendo da tempo all’emergenza della prima accoglienza in diverse strutture – spiega mons. Cevolotto -. Ma, come tutti sappiamo, il flusso non mostra rallentamenti e, per chi è qui da qualche tempo, ma è ancora in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, si apre la prospettiva di quella che chiamiamo “seconda accoglienza”. Costoro potrebbero essere accolti nelle nostre comunità, coinvolgendo le Caritas parrocchiali, volontari, associazioni, famiglie. Alcune positive esperienze di questo tipo sono già state avviate. Naturalmente è importante che queste scelte siano maturate all’interno delle nostre comunità, nei Consigli pastorali parrocchiali, nei Consigli delle Collaborazioni”.

La lettera dei Vescovi mons. Gardin e mons. Pizziolo aveva suscitato dibattito e riflessione nelle rispettive comunità, tanto che alcune persone e diversi sacerdoti avevano chiesto: “E noi che cosa possiamo fare?”. Questo messaggio, quindi, sollecita a concretizzare nel territorio diocesano una “accoglienza diffusa”. E alcune disponibilità sono già arrivate, da parte di parrocchie e comunità religiose. “Il nostro contributo, come ci hanno ricordato i Vescovi, ci è sollecitato dal dovere di riconoscere la dignità di queste persone e i drammi che hanno vissuto e stanno vivendo – sottolinea Cevolotto -. Noi crediamo che, come cristiani, ci sia chiesto di vivere il “coraggio del Vangelo”, come scrivevano i Vescovi, con scelte che nascano “dall’intelligenza e dal cuore”.