Tirana – “E’ violenza alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. E’ violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore”. Lo ha scritto Papa Francesco in un messaggio ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana sul tema “La pace è sempre possibile. Ha fatto eco, nel suo messaggio, il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella: “Le fiamme della guerra lambiscono i nostri confini, provocando miseria, devastazioni e ondare di profughi che bussano alle porte dei paesi occidentali con la speranza di trovare salvezza, speranza e diritti. La risposta delle nazioni democratiche non può essere la chiusura e l’arroccamento. I muri e i fili spinati non fermeranno il divampare degli incendi. La soluzione è porsi alla guida dei processi mondiali. Per farlo, serve un’intelligente, lungimirante, coraggiosa azione politica. Che coniughi dialogo, sviluppo, integrazione e sicurezza per i cittadini”.
Rispondendo all’autorevole all’invito del Papa nella preghiera dell’Angelus (“Ogni parrocchia accolga una famiglia di rifugiati”), il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha lanciato la sua proposta al governo italiano e all’Europa: introdurre subito la sponsorship, strumento essenziale per realizzare l’accoglienza di chi è già arrivato nel nostro continente e interrompere i rischiosi viaggi dei migranti attraverso il mare. “Per venire incontro al desiderio di tanti cittadini, e famiglie che vogliono ospitare i rifugiati, proponiamo – a nome di tutti i leader religiosi riuniti qui a Tirana – di introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della sponsorship. Si tratta di permettere a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza: ospitare subito coloro che sono arrivati ma anche chiamare singoli e famiglie direttamente dalla zone a rischio”.
Gli altri interventi che si sono susseguiti nella cerimonia inaugurale, svoltasi eri pomeriggio al palazzo dei Congressi di Tirana, non si sono discostati da questo carattere di attualità e concretezza. Per il patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq, Louis Raphael I Sako “la violenza che sta scuotendo l’Iraq, la Siria e il Medio Oriente è uno choc. Uno choc per i nostri paesi, ma anche un trauma per il mondo intero. L’umanità non può accontentarsi di restare a guardare”. E le grandi religioni mondiali hanno un preciso dovere da compiere per vincere le guerre e costruire la pace: proclamare, unite, che “la violenza è contro il piano di Dio e contro la natura dell’uomo”. In Medio Oriente, in particolare, l’ideologia jihadista, che ha le sue radici nelle divisioni tribali del paese, può essere combattuta solo realizzando “una riconciliazione politica in Iraq e in Siria e in tutto il Medio Oriente, basata sulla cittadinanza”, con una riforma delle Costituzioni “per includere tutte le componenti della società civile”.
Uno spunto di ottimismo è venuto dal rabbino David Rosen secondo il quale “nella storia dell’umanità mai come oggi vi è stata tanta comunicazione, collaborazione e cooperazione tra persone di tante diverse origini religiose, per il bene della società nel suo insieme”. E l’Arcivescovo Anastasios, primate della Chiesa Ortodossa autocefala di Albania ha sottolineato come nel suo paese libertà religiosa e pacifica convivenza procedano di pari passo nella costruzione di una società solidale che si pone ad esempio per tutti i Balcani. E dunque: “Affinché la pace risulti possibile, diviene necessario il prerequisito della pace tra le religioni”. (Raffaele Iaria)



