Card. Scola: Dall’accoglienza nasca un costume comune

Milano – “Nella società plurale, dobbiamo sforzarci, nella libertà, di rigenerare un costume comune, proprio a partire dall’accoglienza di chi è in difficoltà, per esempio in questo momento dei profughi. Rinnovo l’appello alle parrocchie ad aprire le porte. E questo invito è rivolto anche alle singole famiglie, perché non esiste separazione tra singoli e chiesa. Ogni famiglia è parte della Chiesa. L’accoglienza è compito di tutti, non solo delle istituzioni”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, il card. Angelo Scola, parlando con i giornalisti dopo la Messa in Duomo con cui ha aperto l’anno pastorale. Di fronte all’arrivo di profughi che in approdano sui confini europei, il cardinale ha anche precisato i compiti e i ruoli che spettano al mondo ecclesiale e quello politico: “La Chiesa deve fare generosamente la prima accoglienza, nella logica del buon Samaritano: ma non può fare molto di più anzi sta già facendo tanto, sostituendosi al welfare pubblico. Le istituzioni, invece, devono dare un risposta politica. E da questo punto di vista le ultime decisioni di alcuni governi, ad esempio di Germania, Francia e Austria sono molto importanti perché consentono di passare da una visione emergenziale ad una strutturale del problema. L’emigrazione cui assistiamo è un processo storico che riguarda milioni di persone nel mondo, non può essere ridotta a emergenza. I processi non si possono arrestare, ma vanno governati”. Nella nuova lettera pastorale “Educarsi al pensiero di Cristo” Scola ha parlato del legame tra carità e cultura. “Non è possibile aprire la casa ai profughi, visitare gli anziani in ospedale senza che affiori la domanda: ‘perché lo faccio?’. La carità che non arriva a quella domanda è filantropia. Si tratta di far emerge da queste esperienza le ragioni, attraverso una lettura teologica della povertà”.