Castelnuovo di Porto – È scritto su una lavagna, col pennarello lavabile: “17/09/2015 tot. presenti 820, uomini 813, donne 3, minori 4”. Giornata di visite, ieri mattina, al ‘Centro accoglienza richiedenti asilo’ (Cara) di Castelnuovo di Porto. Monsignor Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e vescovo ausiliare di Roma, insieme al Prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, girano il Cara in lungo e in largo, chiacchierano coi ragazzi, li ascoltano, accompagnati dall’imam e dal fondatore della ‘Cooperativa Auxilium’, Angelo Chiorazzo, che gestisce il Centro. Con un paio di ospiti giocano pure qualche minuto a biliardino. E infine, nel refettorio, seduti agitano le braccia al ritmo di percussioni africane.
Racconta bene quant’è stata importante la giornata Floriana Lo Bianco, che dirige questo Cara a Castelnuovo di Porto: “Per i ragazzi, veder venire qui il prefetto e il vescovo per loro è stato un messaggio molto importante, proprio di accoglienza nel rispetto della loro dignità”. Qualcuno di loro s’è emozionato raccontando la sua storia: come chi, una volta arrivato in Italia, aveva scoperto che la sua famiglia non esisteva più e voleva suicidarsi.
“Purtroppo negli ultimi tempi l’accoglienza è stata anche sinonimo di malaffare – dice Gabrielli –. Sappiamo come un albero che cade faccia più rumore di una foresta che cresce, ma oggi abbiamo fatto un giro nella foresta. Le cose negative si combattono principalmente favorendo le cose positive”.
È una sorta d’isola felice, questo centro. “Facciamo circa cento, centoventi accessi in medicheria al giorno fra visite, somministrazioni di terapie e medicazioni”, racconta Maurizio Lopalco, il direttore sanitario. Chiorazzo è fiero di come fanno andare le cose i centosedici dipendenti della cooperativa che lavorano nel Cara (la metà dei quali laureati): “Anche qui succede che gli ospiti litighino per una partita di calcio o per un piatto di pasta più grande di un altro, eppure fra loro non è accaduto, mai, neppure uno screzio per motivi religiosi”.
Le stanze sono in ordine, l’ambulatorio, il refettorio, la ludoteca per i più piccoli sono lindi e pinti. Un ragazzo ha appena saputo che gli è stato negato lo status di rifugiato, si arrabbia, non sa cosa farà e lo prendono subito gli psicologi, lo calmano, gli spiegano che non è finita.
“Dobiamo entrare in un’ottica diversa – spiega monsignor Di Tora –, non solo di accoglienza dell’altro, ma di costruire insieme qualcosa per il futuro”. Tanto più che “oggi il mondo è complesso, immaginare di chiudersi nel proprio ‘piccolo’ è qualcosa che va verso la morte. Solo l’apertura, costruire insieme, è quel che può realizzare il mondo nuovo, un mondo di pace”. Di nuovo Gabrielli: “Nel tempo, tutte le società che si sono chiuse sono venute meno. Sono quelle che si sono aperte, che si sono lasciate ‘contaminare’, si sono irrobustite e sono cresciute”.
Il lavoro qui è duro e quotidiano, perciò sono contenti anche gli operatori di Auxilium: “È una soddisfazione poter mostrare tutto quanto facciamo e i risultati che abbiamo ottenuto”, racconta la direttrice Floriana Lo Bianco. Sul volto della quale si allarga il sorriso chiedendole l’episodio più emozionante vissuto nel Cara: “Le nascite. Sono arrivata a gennaio e fino ad aprile abbiamo avuto quattro nascite, è stata ogni volta veramente una bella emozione seguire gli ultimi giorni di gravidanza e la nascita…”. (Pino Ciociola – Avvenire)
Racconta bene quant’è stata importante la giornata Floriana Lo Bianco, che dirige questo Cara a Castelnuovo di Porto: “Per i ragazzi, veder venire qui il prefetto e il vescovo per loro è stato un messaggio molto importante, proprio di accoglienza nel rispetto della loro dignità”. Qualcuno di loro s’è emozionato raccontando la sua storia: come chi, una volta arrivato in Italia, aveva scoperto che la sua famiglia non esisteva più e voleva suicidarsi.
“Purtroppo negli ultimi tempi l’accoglienza è stata anche sinonimo di malaffare – dice Gabrielli –. Sappiamo come un albero che cade faccia più rumore di una foresta che cresce, ma oggi abbiamo fatto un giro nella foresta. Le cose negative si combattono principalmente favorendo le cose positive”.
È una sorta d’isola felice, questo centro. “Facciamo circa cento, centoventi accessi in medicheria al giorno fra visite, somministrazioni di terapie e medicazioni”, racconta Maurizio Lopalco, il direttore sanitario. Chiorazzo è fiero di come fanno andare le cose i centosedici dipendenti della cooperativa che lavorano nel Cara (la metà dei quali laureati): “Anche qui succede che gli ospiti litighino per una partita di calcio o per un piatto di pasta più grande di un altro, eppure fra loro non è accaduto, mai, neppure uno screzio per motivi religiosi”.
Le stanze sono in ordine, l’ambulatorio, il refettorio, la ludoteca per i più piccoli sono lindi e pinti. Un ragazzo ha appena saputo che gli è stato negato lo status di rifugiato, si arrabbia, non sa cosa farà e lo prendono subito gli psicologi, lo calmano, gli spiegano che non è finita.
“Dobiamo entrare in un’ottica diversa – spiega monsignor Di Tora –, non solo di accoglienza dell’altro, ma di costruire insieme qualcosa per il futuro”. Tanto più che “oggi il mondo è complesso, immaginare di chiudersi nel proprio ‘piccolo’ è qualcosa che va verso la morte. Solo l’apertura, costruire insieme, è quel che può realizzare il mondo nuovo, un mondo di pace”. Di nuovo Gabrielli: “Nel tempo, tutte le società che si sono chiuse sono venute meno. Sono quelle che si sono aperte, che si sono lasciate ‘contaminare’, si sono irrobustite e sono cresciute”.
Il lavoro qui è duro e quotidiano, perciò sono contenti anche gli operatori di Auxilium: “È una soddisfazione poter mostrare tutto quanto facciamo e i risultati che abbiamo ottenuto”, racconta la direttrice Floriana Lo Bianco. Sul volto della quale si allarga il sorriso chiedendole l’episodio più emozionante vissuto nel Cara: “Le nascite. Sono arrivata a gennaio e fino ad aprile abbiamo avuto quattro nascite, è stata ogni volta veramente una bella emozione seguire gli ultimi giorni di gravidanza e la nascita…”. (Pino Ciociola – Avvenire)



