Profughi: il piano UE passa a maggioranza

Bruxelles – La decisione, quella ufficiale, giuridica e vincolante, sulla ridistribuzione di 120.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia (in due anni) ieri è arrivata davvero, sancendo l’isolamento di quattro Paesi dell’Est. Dopo giorni di faticosissimi negoziati alla ricerca di un consenso unanime, ieri si è ripetuto – ma in toni, raccontano, molto più pacati – lo scenario del 14 settembre,  con una vastissima maggioranza degli Stati a favore della ridistribuzione e solo Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca e Romania contrarie. Solo che questa volta urgeva una decisione legale, anche per sgravare il Consiglio Europeo di oggi, la presidenza lussemburghese dell’UE ha dovuto ricorrere al voto a maggioranza qualificata, ampiamente raggiunta (la Polonia si è schierata con la maggioranza, astenuta la Finlandia). La speranza è che una maggiore unità possa emergere dai leader al vertice odierno, che si occuperà del dialogo con la Turchia e del sostegno ai campi profughi intorno alla Siria per arginare all’origine i flussi migratori. Proprio ieri l’Ocse ha pubblicato un rapporto in cui si parla di una “crisi senza precedenti dei rifugiati” in Europa con una stima di un milione di richieste di domande di asilo nel 2015, di cui tra 350-450.000 potrebbero ottenere l’asilo.

Certo è che adesso tutti gli Stati membri (salvo la Gran Bretagna e la Danimarca che godono di un’eccezione) dovranno partecipare alla ridistribuzione di 15.600 richiedenti asilo dall’Italia (da sommare ai 24.000 già decisi nel primo piano di emergenza di ridistribuzione) a 50.400 dalla Grecia (da sommare ai 16.000 del primo piano). Vale anche per i Paesi “ribelli”, compresa l’Ungheria, che invece nel piano della Commissione doveva essere tra i Paesi beneficiari della ridistribuzione (Budapest ha rifiutato). E intanto Praga ha minacciato un ricorso alla Corte UE. Unico artificio: le quote sono quelle calcolate dalla Commissione, ma non si specificano i criteri “obiettivi” (Pil, popolazione…), così da poter dire che sono state “volontariamente” scelte. “L’Italia ha ottenuto quello che voleva e ha portato a casa un risultato a cui otto giorni fa nessuno credeva, 40.000 migranti andranno via dall’Italia nei prossimi mesi” ha detto il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha parlato però di un “ritardo di due anni”.

In realtà la decisione si applica per ora solo per i 66.000 previsti da Italia e Grecia, visto che i 54.000 che nei piani della Commissione dovevano essere trasferiti dall’Ungheria sono “congelati” per un anno. In linea di principio saranno trasferiti anch’essi da Italia e Grecia, ma si prevede la possibilità che, qualora la Commissione individui un’emergenza per un altro Stato, i trasferimenti di tutti o parte di questo contingente possano avvenire da quel Paese. Una possibilità aperta a tutti, “pure per la Germania, anche se non vuol dire che lo chiederemo” ha precisato il ministro dell’Interno tedesco, Thomas De Maizière. Una questione per il futuro, per i 66.000 Berlino si accolla il 26%, la quota più elevata. Rimane infine la possibilità per gli Stati di chiedere, adducendo validi motivi validati dall’Ue, di non accogliere il 30% della quota per massimo un anno.

L’altro aspetto della decisione è il forte pressing che si fa su Italia e Grecia per accelerare sui centri di registrazione e prelievo di impronte digitali (hotspot) con il sostegno di funzionari di varie agenzie Ue. “La registrazione – ha ammonito il primo vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans – dovrà avvenire in fretta”.  La Commissione ha preannunciato per oggi una raffica di procedure d’infrazione proprio sul fronte delle procedure di identificazioni dei migranti e richiedenti asilo per molti Stati membri, Italia inclusa. “La vera procedura che l’Europa deve aprire nei confronti dell’Italia – ha commentato Alfano – è la procedura di ringraziamento per quello che abbiamo fatto”. Sullo sfondo, la questione della protezione delle frontiere esterne dell’area Schengen, “dovrà migliorare” ha avvertito il tedesco De Maizière. Anche di questo si parlerà al vertice di oggi. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)