Bruxelles – “Abbiamo deciso una serie di priorità immediate e abbiamo avuto una discussione approfondita su come conseguire soluzioni sostenibili nel lungo periodo”. È quanto si legge nella dichiarazione finale del Consiglio europeo straordinario e informale (in quanto tale non produce conclusioni “ufficiali”) dei 28 capi di Stato e di governo Ue, svoltasi ieri sera a Bruxelles e conclusasi alle prime ore del giorno. Un confronto serrato, non privo di spigoli, stando a quanto raccontano gli “sherpa” che hanno assistito alle discussioni. “Abbiamo riconosciuto tutti che non esistono soluzioni facili e che questa sfida può essere gestita soltanto lavorando insieme, in uno spirito di solidarietà e di responsabilità. Nel frattempo dobbiamo tutti sostenere, applicare e attuare le norme esistenti, compreso il regolamento Dublino e l’acquis di Schengen”. Dunque nessun arretramento né innovazione nei Trattati finora in vigore. Questi gli impegni assunti, da avviare prima del Consiglio Ue di metà ottobre, dove si tornerà a fare il punto della situazione sui profughi: “far fronte alle urgenti esigenze dei rifugiati nella regione aiutando l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, il Programma alimentare mondiale e altre agenzie con almeno un ulteriore miliardo di euro”; “assistere Libano, Giordania, Turchia e altri Paesi nell’affrontare la crisi dei rifugiati siriani”, con maggiori fondi. Tra gli impegni assunti dal Consiglio europeo terminato questa notte figurano ancora: “intensificare il dialogo con la Turchia a tutti i livelli, anche in occasione della prossima visita del presidente turco (5 ottobre), al fine di rafforzare la nostra cooperazione in materia di contenimento e gestione dei flussi migratori”; “assistere i paesi dei Balcani occidentali nella gestione dei flussi di rifugiati” (per l’8 ottobre sarà organizzata una Conferenza sulla rotta dei Balcani); “aumentare il finanziamento del Fondo fiduciario di emergenza per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa” (su questi temi si svolgerà un summit a Malta l’11-12 novembre”. Inoltre si prevede di rafforzare i controlli alle frontiere esterne, e di avviare i “Punti di crisi” (o Hot spot) per garantire l’identificazione, la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti, e “nel contempo assicurare la ricollocazione e i rimpatri, al più tardi entro novembre 2015”. Ulteriori impegni riguardano la situazione in Siria, l’applicazione della politica comune di asilo, e ulteriori stanziamenti di bilancio per tutto il nodo-migrazioni. Positivi al termine del summit i commenti di tutti i protagonisti (da Tusk a Juncker, da Merkel a Renzi), mentre dai quattro Paesi dell’est che si erano opposti alla redistribuzione dei profughi non sono giunti veri ostacoli all’intesa a 28. (Sir Europa)



