Roma – 2006-2015: dieci anni di Rapporto Italiani nel Mondo. Dieci anni di impegno culturale della Fondazione Migrantes per la mobilità italiana di ieri e di oggi. In questo arco di tempo molte cose sono cambiate in Italia. L’ultimo decennio è stato contraddistinto – spiegano i redattori del Rapporto presentato questa mattina a Roma dalla Fondazione Migrantes – da una serie di elementi e situazioni nazionali e internazionali che hanno portato a un profondo cambiamento nelle caratteristiche della mobilità in generale, di quella italiana in particolare e del nostro Paese, che si è sempre più confermato quale meta strutturale per tanti immigrati giunti nel corso degli anni.
L’Italia, quindi, sta vivendo una nuova fase della sua storia migratoria: da paese di emigrazione, si diceva solo qualche anno fa, a meta di immigrazione. Oggi possiamo dire che il Belpaese è ancora terra di partenze e di arrivi e ultimamente sempre di più di sbarchi di centinaia di persone in fuga e alla ricerca di protezione internazionale.
La migrazione è cambiata perché è lo scenario mondiale ad essere mutato. L’Italia, in questo contesto internazionale ed europeo, sta vivendo una delle più lunghe recessioni economiche e occupazionali. I giovani, i lavoratori, le famiglie, persino gli anziani sono in partenza.
L’analisi del decennio mostra chiaramente questa escalation: in dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni.
È evidente l’assottigliamento costante, anno dopo anno, della differenza di genere tra gli italiani che risiedono all’estero così come è facilmente constatabile che la crescita ha riguardato tutti i continenti ma, in particolar modo, l’Europa e l’America. L’Asia si sta, invece, contraddistinguendo per uno specifico dinamismo in questi ultimi anni.
I paesi che, nel mondo, accolgono le comunità di italiani più numerose sono quelli che mostrano anche le crescite più incisive nel decennio come l’Argentina, la Germania e la Svizzera. Interessante l’evoluzione nel tempo che contraddistingue il Brasile nel continente americano e il Regno Unito in Europa, due contesti lontani e diversi ma attualmente entrambi protagonisti dei flussi più recenti.
L’Italia, quindi, sta vivendo una nuova fase della sua storia migratoria: da paese di emigrazione, si diceva solo qualche anno fa, a meta di immigrazione. Oggi possiamo dire che il Belpaese è ancora terra di partenze e di arrivi e ultimamente sempre di più di sbarchi di centinaia di persone in fuga e alla ricerca di protezione internazionale.
La migrazione è cambiata perché è lo scenario mondiale ad essere mutato. L’Italia, in questo contesto internazionale ed europeo, sta vivendo una delle più lunghe recessioni economiche e occupazionali. I giovani, i lavoratori, le famiglie, persino gli anziani sono in partenza.
L’analisi del decennio mostra chiaramente questa escalation: in dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni.
È evidente l’assottigliamento costante, anno dopo anno, della differenza di genere tra gli italiani che risiedono all’estero così come è facilmente constatabile che la crescita ha riguardato tutti i continenti ma, in particolar modo, l’Europa e l’America. L’Asia si sta, invece, contraddistinguendo per uno specifico dinamismo in questi ultimi anni.
I paesi che, nel mondo, accolgono le comunità di italiani più numerose sono quelli che mostrano anche le crescite più incisive nel decennio come l’Argentina, la Germania e la Svizzera. Interessante l’evoluzione nel tempo che contraddistingue il Brasile nel continente americano e il Regno Unito in Europa, due contesti lontani e diversi ma attualmente entrambi protagonisti dei flussi più recenti.



