Licata (Migrantes): “non vi è comune italiano che non sia stato ‘toccato’ dalla emigrazione e non vi è continente che non è stato interessato dall’arrivo di italiani”

Brescia – “Non c’è paese che può essere paragonato all’Italia per i numeri degli emigrati, per i tanti luoghi di partenza e per le numerosissime mete negli arrivi: non vi è comune italiano che non sia stato ‘toccato’ dall’emigrazione e non vi è continente che non è stato interessato dall’arrivo di italiani”. A dirlo, questo pomeriggio, la caporedattrice del Rapporto Migrantes, Delfina Licata, nel corso della prima giornata dei lavori del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia sul tema “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Per Licata l’emigrazione stenta in Italia, però, ad avere “una considerazione positiva. Troppo spesso legata alla povertà, a un’Italia che si vuole dimenticare fatta di fame, volti emaciati e povertà estrema. Ancora oggi il cambio di mentalità è difficile ed è – ha spiegato – ancora estremamente faticoso ‘sensibilizzare’ alla mobilità come opportunità di conoscenza, di arricchimento, di ampliamento delle proprie prospettive e aspettative”. Per la studiosa l’emigrazione tutta, italiana in particolare, è oggi “altro: essa si è evoluta portando alla cultura del diverso in quanto altro da noi e quindi potenziale arricchimento per la nostra identità e la nostra personalità. Si vive nella pluralità delle differenze e nel desiderio di conoscere ciò che è diverso da noi. Si viaggia di più e con più facilità, ma quando l’alterità arriva in casa il disagio è forte e insuperabile a causa di una sorta di blackout culturale per cui l’arrivo dello straniero non è positivo, ma foriero di pericolo e problemi”. Licata ha fatto quindi un excursus storico dell’emigrazione italiana evidenziando che dall’Unità d’Italia ad oggi certamente le migrazioni con l’estero hanno rappresentato un fattore di “primaria importanza nell’evoluzione socio-economica del Paese. Solo a partire dagli anni Settanta si è cominciato a intuire il progressivo delinearsi di un’inversione di tendenza, rivelata dal passaggio, per i più inaspettato, da paese d’emigrazione a paese d’immigrazione”. Uno studio sull’emigrazione italiana nel mondo viene redatto annualmente dalla Fondazione Migrantes che realizza il “Rapporto Italiani nel Mondo”, uno strumento culturale della Chiesa italiana condiviso da diverse strutture che stimola ragionamenti e considerazioni certamente sull’Italia e sugli italiani, ma “suscettibili – ha spiegato Licata – di ampliare la propria portata nel più complesso panorama internazionale ed europeo alla luce degli accadimenti storici, politici, economi e culturali”. Quest’anno il Rapporto Italiani nel Mondo è giunto alla decima edizione. In dieci anni si è passati dai 3.106.251 iscritti all’Aire (dato del 2006) ai 4.636647 del 2015 con una crescita del +49,3% in dieci anni.