Brescia – Il Concilio Vaticano II, che si apriva cinquant’anni fa, “segna un momento decisivo anche per la cura pastorale dei migranti e degli itineranti”. Già l’evento, per la prima volta veramente universale per la partecipazione di vescovi provenienti da ogni continente e da molte esperienze ecclesiali di antica e nuova evangelizzazione, ha costituito una novità, offrendo la possibilità di leggere il fenomeno migratorio e della mobilità con occhi diversi. La prospettiva ecclesiologica, poi, del Vaticano II, che sottolinea la dimensione di una Chiesa, che è formata da ‘coloro che camminano sulla terra’ e ‘che cammina insieme con l’umanità tutta’, pellegrinante, e in una relazione nuova con il mondo, facendo sue le attese delle persone, soprattutto dei poveri, ha permesso di riconsiderare con occhi nuovi anche la mobilità umana e le migrazioni”. Così mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, aprendo il suo intervento nella sessione di apertura del convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia sul tema “Gli emigranti italiani e le Chiese in Europa, a 50 anni dal Concilio Vaticano II”. Mons. Perego ha parlato delle migrazioni nei documenti del Concilio Vaticano II e nel post-concilio a partire dalla “Gaudium et spes”, il documento conciliare con il maggior numero di riferimento ai migranti. Dalla necessità di conoscere e avvicinare, le persone e le famiglie migranti, immigrati e rifugiati, vittime di tratta, nasce – ha detto Perego – anche una pastorale delle migrazioni che sappia coniugare evangelizzazione e promozione umana, cercando di superare le disuguaglianze sociali” soffermandosi poi sul Concilio Vaticano II e le migrazioni e sul dopo Concilio a partire dalla “Pastoralis migratorum cura”, il Motu Proprio di Papa Paolo VI seguito dall’Istruzione De Pastorali Migratorum Cura, che presentava una lucida analisi del fenomeno migratorio e delle sue implicanze religiose, sociali, politiche ed economiche, cioè i processi di integrazione. E poi l’Erga migrantes Caritas Christi” di Giovanni Paolo II del 2004. Mons. Perego ha evidenziato, a partire da questo documenti, i vari percorsi pastorali nel campo della mobilità umana fino ad arrivare al tema della tutela dei diritti è l’attenzione anche a nuove fragilità e povertà che colpiscono “pesantemente il mondo immigrato, soprattutto in tempo di crisi economica”, e che spesso arrivano anche attraverso la rete degli sportelli del volontariato oltre che delle case di accoglienza e dei centri di ascolto, dei molti servizi. Il pensiero va al Penso al tema della casa – l’85% degli immigrati è in affitto, contro l’80% degli italiani che è proprietario della casa; alla precarietà e alla mobilità del lavoro che caratterizza un milione di lavoratori immigrati e “impediscono anche i ricongiungimenti familiari. La precarietà e l’irregolarità lavorativa chiedono oggi serenamente di affrontare il tema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, dentro un quadro di regolamentazione dei flussi. E’ una prospettiva nuova, che chiede anche un cambiamento legislativo, ma soprattutto chiede la consapevolezza che non possono esistere situazioni riconosciute di illegalità e di sfruttamento lavorativo, limbi dove non è riconosciuta la cittadinanza e la tutela, dove si alimentano mafie e corruzione, sfruttamento a danno del sistema Paese, oltre che degli stessi immigrati”. Al tempo stesso non può venire meno “un piano di protezione e tutela dei più deboli”, come i minori.



