Don Vignola: la realtà degli italiani ad Amburgo

Brescia – Gli italiani emigrati negli ultimi anni spesso sono diplomati, laureati e in alcuni casi hanno un’istruzione anche superiore. “Cambiano anche le mete, o meglio, a quelle classiche se ne aggiungono di nuove, in particolare prima dell’inizio della crisi economica”. A dirlo oggi è stato il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Amburgo, don Pierluigi Vignola, parlando della nuova emigrazione italiana in Germania in occasione del convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Brescia. Le nuove mete ora sono soprattutto legate al terziario, ha evidenziato il sacerdote: i nuovi migranti italiani lavorano nel settore dei servizi e per questo Berlino, dagli anni novanta ad oggi, “si è riproposta come città meta di immigrazione europea, in quanto centro di servizi, insieme ad altre grandi città tedesche”. A Berlino, per esempio, la maggior parte  sono “nuovi arrivati”. Don Vignola ha quindi evidenziato come il nuovo emigrato “post-moderno” ha “un alto livello culturale e un diverso stile di vita”. Con il passaggio dalla società industriale alla società dei servizi inoltre, molti italiani in Germania “non sono più esclusivamente lavoratori dipendenti, ma sono diventati lavoratori autonomi, aprendo negozi nei settori della gastronomia e del commercio, sia al dettaglio sia all’ingrosso dei prodotti mediterranei”. In Germania vi sono circa 12 mila ristoranti e 20 mila pizzerie italiane, in tutto circa 60 mila addetti. Uno dei problemi segnalati dal sacerdote è quella dell’integrazione delle seconde e terze generazioni italiane. “A giudicare dai risultati scolastici, i figli degli italiani degli anni ’60 e ’70 sono messi molto male. Le motivazioni sono però varie: una tra le tante ipotesi sostiene che gli italiani si siano letteralmente infilati in una serie di nicchie economiche “etniche” che spaziano dall’enogastronomia ad una serie di piccole imprese di stampo familiare e non sembrino interessati ad ottenere un’effettiva mobilità sociale, così come già presentato”, ha detto don Vignola che ha sottolineato come un altra motivazione “sembrerebbe dipendere dal sistema scolastico estremamente selettivo che si riscontra in molti Bundesländer e che tende a discriminare i figli di genitori non madrelingua tedesca. Anche se non spiega come mai gli italiani di seconda o terza generazione siano messi peggio dei figli di cittadini turchi, arabi o dell’ex Jugoslavia”. Oggi spesso la Missione Cattolica Italiana – ha concluso il missionario ad Amburgo – si ritrova a soddisfare servizi che esulano da quelle che sono le sue competenze. Da qui la necessità di “costruire strategie e di coordinarsi tra le varie Missioni, per confrontarsi sempre più sulle metodologie di intervento anche alla luce delle nuove emigrazioni e quindi dei nuovi arrivi che si hanno giorno dopo giorno”.