Roma – Ancora piccole vittime nell’Egeo. Una donna, una ragazzina e un bambino sono morti dopo che il gommone sul quale viaggiavano insieme con altri migranti si è ribaltato al largo dell’isola di Lesbo, in Grecia. I cadaveri sono stati individuati mercoledì dopo una giornata di ricerche da un elicottero di Frontex. Altre 21 persone sono state soccorse. Sempre a Lesbo un’altra barca è entrata invece in collisione con un’imbarcazione dei soccorsi: otto migranti risultano dispersi. A Calais una migrante siriana sui 30 anni è morta dopo essere stata investita da un’auto lungo l’autostrada che porta al tunnel della Manica. Per i profughi che dal Medio oriente arrivano in Grecia l’ingresso in Europa si preannuncia più difficile rispetto a chi è arrivato nelle scorse settimane. Ieri, infatti, il premier ungherese Viktor Orban, all’arrivo a Bruxelles per il vertice europeo, ha annunciato che la «barriera difensiva anti-immigrati al confine con la Croazia è pronta». Entro questa mattina l’Ungheria deciderà sull’eventuale chiusura della frontiera: prima Budapest intende parlare ancora con partner europei e regionali. L’Ungheria aveva già sigillato i 175 km di confine con la Serbia, fatto che aveva spostato i profughi attraverso la Croazia. Difficile pensare che il nuovo filo spinato arresterà il flusso che, come un fiume, cercherà semplicemente un nuovo punto di passaggio.



