Card. Vegliò ai rom ricorda il 50° dell’incontro con Papa Paolo VI

Roma – Il 26 settembre di 50 anni fa Papa Paolo VI incontrava a Pomezia il popolo rom. A mezzo secolo da quell’evento da venerdì è in corso a Roma un pellegrinaggio mondiale del popolo gitano che ieri mattina si è ritrovato al Santuario del Divino Amore per una celebrazione eucaristica presieduta dal card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti e gli Itineranti, promotore del pellegrinaggio in collaborazione, fra gli altri, della Fondazione Migrantes. Pellegrinaggio che si concluderà questa mattina con una udienza nell’Aula Paolo VI in Vaticano con Papa Francesco. “Sono particolarmente lieto – ha detto il porporato – che abbiate voluto essere presenti in così gran numero all’incontro con Papa Francesco per commemorare insieme lo storico evento di cinquant’anni fa quando a Pomezia il Beato Paolo VI incontrò il popolo nomade, il vostro popolo, i vostri nonni, padri e madri, forse anche qualcuno di voi”. Tra questi mons. Mario Riboldi. P. Kristian Van der Linden e la Maria Severino, presenti al campo di Pomezia  a sentire dalla “viva voce” di Paolo VI queste “memorabili” parole: “nomadi carissimi qui siete bene accolti, qui siete attesi, salutati, festeggiati. Qui fate un’esperienza nuova: trovate qualcuno che vi vuole bene, vi stima, vi apprezza, vi assiste”. In quel giorno è – ha aggiunto – iniziata la vostra nuova avventura con la Chiesa e il pellegrinaggio di questi giorni ne è una tappa”. “Nelle strade che percorrete ogni giorno – ha detto ancora il Presidente del dicastero vaticano – Cristo vi accompagna con il suo amore, sia nei momenti di gioia ed esultanza, sia in quelli di dolore, tristezza e sofferenza poiché, come dice l’autore della lettera agli Ebrei, ‘Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, rivestito lui stesso della debolezza’”. Riprendendo le letture del giorno il card. Vegliò ha invitato ad essere “pronti a rispondere” alla chiamata di Cristo,  “a lasciare ogni peso, a superare ogni ostacolo che possa impedire la nostra corsa verso Gesù e verso il prossimo. Solo Gesù può donarci la capacità di riconoscere il bene e il male e aiutarci a rimuovere qualsiasi forma di cecità dei nostri rapporti: diffidenze, pregiudizi, ritrosie, ostilità e rifiuto”. “Ognuno di noi – ha concluso – torni da questo pellegrinaggio rinnovato nella fede, nella speranza e nella carità” . (Raffaele Iaria)