Roma – “Il ricordo di queste morti in questo tempo di nuova emigrazione italiana, soprattutto giovanile, in Europa e nel mondo richiama profondamente anzitutto la necessità di una tutela dei lavoratori emigrati, qualunque sia la loro provenienza e origine”. E’ quanto ha detto il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, intervenuto alla presentazione del libro di Toni Ricciardi “Morire a Mattmark. L’ultima tragedia dell’emigrazione italiana”, testo che ricostruisce nella sua complessità le vicende legate alla costruzione della diga svizzera, nel Canton Vallese, dove una valanga abbattutasi dal ghiacciaio dell’Allalin il 30 agosto 1965 travolse il cantiere allestito per la sua costruzione provocando la morte di 88 persone, 56 delle quali italiane. Il direttore della Migrantes richiama anche i dati sugli infortuni sul lavoro in Italia – nel 2013, l’ultima rilevazione disponibile registra 399 mila infortuni indennizzati e 692 morti; quasi 60 mila gli infortuni occorsi agli stranieri e 114 le morti – e le 700 salme di persone di origine straniera decedute sul lavoro ancora in attesa di rimpatrio. Ribadisce quindi la necessità di “ripartire dalle tragedie per la memoria ma anche per ridisegnare il nostro impegno sul fronte del lavoro” e richiama il capitolo su Mattmark presente nell’ultimo Rapporto Italiani nel mondo curato dalla Fondazione insieme all’attenzione dedicata quest’anno in particolare ai fenomeni di sfruttamento del lavoro migrante analizzati in particolare nel Rapporto Immigrazione presentato ad Expo Milano lo scorso mese di giugno. L’auspicio di mons. Perego è che tutte le tragedie dell’emigrazione italiana possano essere ricordate insieme nella Giornata istituita per il ricordo del sacrificio del Lavoro italiano nel mondo, l’8 agosto, data dell’incendio nella miniera di Marcinelle, in Belgio (262 morti, 136 italiani). Anche per l’ambasciatore svizzero in Italia, Giancarlo Kessler “è molto importante ricordare l’anniversario di una tragedia che non fu solo tale per le vittime, ma per gli eventi che si susseguirono”. Per l’ambasciatore ciò che mancò in quel frangente fu il rispetto e l’attenzione “per le componenti umane”, una lacuna da cui possiamo trarre un insegnamento per il futuro – dice, – così come dalla altre tragedie dell’emigrazione italiana che ebbero luogo in più Paesi. Toni Ricciardi, autore del testo e docente all’Università di Ginevra, ha evidenziato come fatti come quelli di Mattmark siano stati spesso tralasciati in Italia con l’avanzare di “una narrazione pubblica dominata dalla retorica del boom economico”, linea che oscurava gli aspetti più infelici della nostra emigrazione, recuperando solo quelli ritenuti rappresentativi di un’Italia completamente diversa da quella di oggi, e associati, per esempio, all’emigrazione transoceanica. Mattmark ci presenta invece parte della nostra storia, che per molti versi è ancora attuale e che, proprio per questo, spesso non vogliamo considerare.



