Rogo al campo rom di Torino: per il giudice “fu odio etnico”

Torino“Normali cittadini” protagonisti di “atti di disumana violenza”. Un improvvisato Klu Klux Klan che una sera decide di vendicare uno stupro mai avvenuto, mettendo al rogo un intero accampamento rom. Accadde il 10 dicembre 2011 a Torino, sulla spinta di “un atavico e mai sopito odio etnico nei confronti degli zingari”. Lo scrive il giudice Paola Trovati nel motivare le 7 condanne disposte a luglio. L’incendio divampò al termine di una manifestazione di protesta contro la presunta violenza subita da una ragazzina torinese la quale, però, si era inventata tutto per nascondere ai genitori la scappatella con il fidanzatino. La giudice Trovati aveva inflitto pene comprese fra i sei anni e mezzo e i tre anni di carcere applicando – come richiesto dalla procura – l’aggravante dell’odio etnico e razziale. Poi riconobbe indennizzi a quattro abitanti del campo, al Comune di Torino e alle associazioni Idea Rom, Asgi ed European Roma rights centre foundation. Dopo una fiaccolata, un gruppo di persone entrò nel campo per devastare e incendiare casupole, baracche, roulotte. I nomadi scapparono, mentre i dimostranti rimasti fuori incitavano e applaudivano gli assalitori. Il giudice osserva che “buona parte dei facinorosi” che parteciparono alla manifestazione “apparteneva al gruppo dei ‘Bravi ragazzi’, tifosi della Juventus”. Questo “ebbe l’effetto di surriscaldare ulteriormente gli animi” anche se – precisa il magistrato – “non si può isolare questo gruppo violento dal contesto, al fine di ritenerlo l’unico responsabile di quanto accadde”. Il giudice rimprovera anche le forze dell’ordine, “presenti in numero risibile”. A tal punto che il tenente dei carabinieri Steven Noccioletti cercò di “impedire con coraggio e lucidità il tragico epilogo”, arrivando ad affrontare “praticamente da solo i manifestanti inferociti”. (Nello Scavo – Avvenire)