Bruxelles – Gli Stati membri sono lontanissimi dal raggiungere i loro impegni – finanziari, di personale, di ricollocamenti –. È uno scenario a dir poco sconfortante. Per questo i presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, hanno preso carta e penna e scritto una lettera alle 28 capitali per una chiara tirata di orecchi. “Si va a rilento, mentre dovremmo correre”, ha detto giorni fa Juncker. Il perché i due presidenti abbiano deciso di scrivere alle capitali, lo si capisce dal quadro desolante fotografato da un documento pubblicato ieri dalla Commissione. Partiamo dalla ridistribuzione di 160.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia (in realtà 106.000, visto che 54.000 inizialmente previsti per l’Ungheria sono per ora ‘congelati’). Al momento, 14 Stati membri su 24 (Gran Bretagna e Danimarca sono esentate grazie a una clausola del Trattato Ue) hanno offerto appena 1.375 posti, 86 sono i profughi trasferiti dall’Italia, nessuno dalla Grecia. Certo, i ricollocamenti hanno provocato dure polemiche che possono spiegare le reticenze di alcuni Paesi. Il problema è che queste ci sono anche in ambiti dove a parole sono tutti d’accordo. Ad esempio il personale destinato agli hotspot, i centri di registrazione e prelievo delle impronte in allestimento in Italia e in Grecia: dei 374 esperti promessi per l’Easo (ufficio Ue per l’asilo), ne sono arrivati solo 153 e dei 743 funzionari per Frontex (l’agenzia delle frontiere esterne Ue) solo 353. Drammatico il quadro dei fondi per migliorare le condizioni dei campi profughi fuori dall’Ue – che pure sono cruciali per ridurre gli afflussi verso l’Europa: per l’Africa Trust Fund sono arrivati appena 28,8 milioni contro 1,8 miliardi richiesto agli Stati membri (Bruxelles ha già versato altrettanto), per il Syria Trust fund 47,3 milioni contro i 500 milioni promessi (un altro mezzo miliardo sono fondi Ue). L’Italia, almeno, fa buona figura: per l’Africa è il primo contributore con 10 milioni, per la Siria il terzo con 6 milioni. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)



