Roma – Gli immigrati – non solo i rifugiati, ma tutti gli stranieri stabilitisi a Roma – devono essere accolti come persone e aiutati, insieme alle loro famiglie, a integrarsi nella città e nella vita sociale. Purtroppo, non esistono formule certe per raggiungere al meglio questo obiettivo; ma possono e devono essere ricercate strategie efficaci e condivise”. È quanto scrive il card. Agostino Vallini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma nella “Lettera alla città” in occasione del Giubileo che si aprirà il prossimo 8 dicembre. Il porporato sottolinea che la comunità cristiana è “impegnata a promuovere la cultura dell’incontro. Cittadini e immigrati, con le associazioni e i rappresentanti delle istituzioni, possono incontrarsi anche nelle parrocchie per dialogare, ascoltarsi, progettare insieme, e in questo modo superare il sospetto e il pregiudizio e costruire una convivenza più sicura, pacifica ed inclusiva, nel rispetto di tutte le minoranze”. Questo significa, concretamente “mettere in comune quello che si ha per i nuovi bisogni dei molti, vivere la reciprocità e la condivisione in strutture fisiche di ospitalità per l’incontro, per l’educazione civile, per ogni azione sociale che incoraggi nella pratica quotidiana l’integrazione, attraverso corsi di lingua italiana, di educazione civica e democratica, di storia e di diritto, di usi e tradizioni, di educazione alla salute e al benessere, anche mediante momenti di socialità relazionale e di conoscenza reciproca” . Per il card. Vallini – “per implementare il dialogo, sarebbe utile organizzare eventi comuni contro la violenza e contro le stragi commesse in nome di Dio. Il dialogo con credenti di altre fedi religiose è una vocazione naturale del cristiano, nella certezza dell’unicità di Cristo Salvatore e dell’universale offerta di salvezza”. Per rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco ad ospitare in ogni parrocchia una famiglia di profughi è stato elaborato “un piano di azione perché tutto si svolga ordinatamente”. Altro impegno della Chiesa di Roma, “combattere ogni forma di sfruttamento: dallo sfruttamento economico-abitativo degli studenti fuori sede e degli stranieri, a quello della prostituzione, della manodopera italiana e straniera spesso non adeguatamente tutelata”. (Raffaele Iaria)



