Firenze – “Ai vescovi chiedo di essere
pastori: sia questa la vostra gioia. Sarà la gente, il vostro
gregge a sostenervi”. E’ stato questo l’invito rivolto questa mattina da Papa Francesco nell’incontro con i partecipanti al convegno ecclesiale della Chiesa italiana iniziato ieri a Firenze. “Come pastori – ha esortato Papa Francesco – siate non predicatori di complesse dottrine, ma
annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate
all’essenziale, al kerygma. Non c’è nulla di più solido,
profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di
Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo”. Il Papa ha evidenziato che il “il volto di Gesù è simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati”, come gli immigrati: “Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda”. Tre i sentimenti indicati dal pontefice per un nuovo umanesimo: “umiltà, disinteresse e beatitudine”: “tre tratti che voglio oggi presentare alla vostra meditazione sull’umanesimo cristiano che nasce dall’umanità del Figlio di Dio. E questi tratti dicono qualcosa anche alla Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme. Questi tratti ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal ‘potere’, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesù, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere all’altezza della sua missione. I sentimenti di Gesù ci dicono che una Chiesa che pensa a sé stessa e ai propri interessi sarebbe triste. Le beatitudini, infine, sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto: è uno specchio che non mente”. Una Chiesa che presenta questi tre tratti, ha poi sottolineato, è “ una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. L’ho detto più volte e lo ripeto ancora oggi a voi: ‘preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti’”. Papa Bergoglio ha quindi chiesto “ di essere costruttori dell’Italia, di mettervi al lavoro per un’Italia migliore”: “non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nell’ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento. E così sarete liberi di accettare le sfide dell’oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni”. “Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere”, ha proseguito Francesco: “Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo”. Da qui un nuovo invito a “uscire per le strade” e andare ai crocicchi” delle strade: “tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso. Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, zoppi, storpi, ciechi, sordi”. “Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”. (Raffaele Iaria)



