Il dialogo che favorisce lo sviluppo della cultura e la pace

Firenze – Di fronte ai terribili, vili atti terroristici di Parigi, emerge il sentimento della rabbia e della paura. Sale il sospetto irrazionale e il pregiudizio verso chi ci è accanto e si professa musulmano. Ma sappiamo bene che musulmano non è uguale a terrorista, né atteggiamento cristiano è stato la caccia alle streghe o le cosiddette “guerre dei Franchi”, com’erano chiamate con altro nome le Crociate. Monta l’irragionevole rivalsa di una laicità non compresa, che diviene ideologia quando dice basta con le religioni, retaggio oscurantista. Non viene in mente, ad esempio, che Marsilio Ficino, nella Firenze del ‘400 propone per primo il concetto della Dignità dell’Uomo. Ficino era un frate domenicano e attingeva la sua riflessione prevalentemente dalla Scrittura, oltre che dai classici. Così Leon Battista Alberti, che nella sua visione urbanistica considera la città “una grande casa per una grande famiglia”. La stessa Rivoluzione francese, desiderosa di combattere i privilegi di casta e promuovere la giustizia, fa propri valori evangelici, ma prendendo le distanze dalla dimensione della trascendenza, inventa la ghigliottina e il terrore. Sì, evviva la laicità che è dimensione umana fondamentale, perché rispettosa dell’altro con la sua diversità. La laicità che appartiene a chi professa una fede religiosa, come a chi non la professa. La laicità che permette lo scambio sincero di pensieri diversi, cioè il dialogo che favorisce lo sviluppo della cultura e la pace. I nostri Costituenti lo hanno mostrato scrivendo insieme i 12 Principi, anticipando quasi di un anno la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La civiltà europea, sorta prevalentemente dall’incontro dell’umanesimo greco con quello giudaico e cristiano si fonda sul valore dell’ospitalità e dell’accoglienza. Lo stesso Islam riconosce nel “Volto” di Dio misericordioso e nell’attenzione al povero (Zakat) questo stesso valore. Ospite nel nostro linguaggio è colui che è accolto ed è anche colui che accoglie: in questa parola c’è il senso della reciprocità del dono. L’Europa deve recuperare sempre questo valore, altrimenti perderà la sua anima, la sua vitalità. 

Nel nostro mondo globale, occorre avviare un percorso nuovo che ci faccia uscire a poco a poco dalla logica della forza e della guerra che conduce il genere umano verso l’autodistruzione. Non c’è ancora stata la guerra che ha posto fine a tutte le guerre. Per questo occorre che l’Europa-che-non-c’è-ancora, scelga una politica condivisa, solidale, pacifica, aperta al nuovo e vincolante per gli stati membri, riconoscendo gli errori anche recenti che hanno sollecitato e permesso l’escalation di violenza che è sotto i nostri occhi. Il mondo ha bisogno dell’Europa. A livello locale, occorre inoltre che la politica sappia creare le condizioni materiali affinché i cittadini solidarizzino tra di loro, producendo comunità solidali e aperte, davvero partecipi della vita politica, basate sulla relazione fraterna, sulla nonviolenza. C’è nel nostro Paese un società civile che va oltre la paura ed è attenta all’incontro; che ha una visione matura della realtà sociale, locale e planetaria ed opera proficuamente attraverso le tante forme del volontariato, divenuto ormai a dimensione interculturale. E’ questo motivo di grande speranza. Non possiamo perdere la Speranza! (Maurizio Certini)