Bruxelles – Quanto è successo in Francia, in Europa e nel mondo in questi due ultimi week-end è ben noto a tutti e fa scorrere fiumi di parole soprattutto sui media. Probabilmente anch’io ripeterò cose già dette da molti ma vorrei cercare di aggiungere alcune riflessioni. Sono forse il meno adatto per questo compito, essendo io arrivato in Belgio solo da un anno e mezzo, ma ciò che mi ha colpito mi sembra importante. Penso ci sia molto da imparare da questa Nazione soprattutto per il modo con cui sta affrontando queste emergenze. Sui media si parla di ‘blindature’ della città; di ‘panico’ tra la gente; quasi quasi di un ‘pre-guerra’ se non addirittura chiaramente di ‘guerra’! Potrò forse sbagliare e peccare di ottimismo ma non mi sembra d’aver visto nulla di tutto questo. Certamente le Forze dell’ordine (e comprendo tutte le Autorità) hanno fatto bene il loro dovere: di fronte a una minaccia di terrorismo scatenato, hanno reagito prendendo quelle misure di sicurezza che possano salvaguardare dal pericolo la popolazione cominciando dai più piccoli: sono stati fermati i mezzi pubblici (soprattutto sotterranei) e sono state chiuse le scuole. Inoltre le azioni di Polizia si sono dirette a scoprire e ad annullare eventuali azioni di terroristi nascosti. Ma di fronte a tutto questo, per me è stato molto interessante vedere il comportamento della gente cosiddetta ‘normale’: niente proteste inutili, niente disobbedienze, niente comportamenti da panico o terrore o altro, ma tanta responsabilità e insieme – oserei dire – tanta ‘normalità’. Certo si respira nell’aria una tensione che mi sembra del tutto normale ma tutto ‘sotto-controllo’. Sarà la particolare psicologia delle genti del Nord; sarà il frutto di una educazione ricevuta nelle scuole e in famiglia; sarà quel che sarà ma ciò che sento nei media degli altri Paesi mi sembra davvero in contrasto con la realtà che è tutti i giorni sotto i miei occhi: niente metrò? Bene: o a piedi o in bicicletta o, sopportando le code, in macchina siamo andati tutti a lavorare. Anche il sottoscritto, che alla Domenica celebra tre Messe, ha attraversato abbastanza normalmente i quartieri più nominati in questi giorni – Schaerbeek, quasi completamente Marocchino e Turco; St.Gilles con percentuale altissima d’immigrazione musulmana; il tanto chiacchierato Molenbeek, dal quale sembra siano partite le cellule terroristiche; Anderlecht, dove pare passeggiasse indisturbato il terrorista ancora in fuga. Sabato 21 novembre, Festa della Presentazione di Maria, con gli amici Latino/Americani (dei quali mi occupo anche un po’) abbiamo celebrato la Festa della ‘Virgen del Quinche’ con grande concorso di popolo e, a seguire, una bellissima festa. Confesserò anche un mio ‘peccato’: il primo sabato dopo la strage di Parigi, ero invitato da tre famiglie Marocchine, appunto nel quartiere di Molenbeek per un meraviglioso cous-cous! La serata si è trasformata spontaneamente in scambio di scuse, in testimonianze di fede in Dio (o Hallah, da parte loro) e in comunicazione di reciproca rinnovata amicizia (retaggio dei miei anni in Marocco!). Qualcuno potrebbe dirmi: “Qualche caso!”. Credo di potervi assicurare che il clima è questo: attenzione e serenità anche in un momento così duro. Ma non posso mancare di accennare al buon esempio datomi dalla Chiesa Cattolica che è qui in Belgio. Il tutto risale certo a decenni addietro, proprio per la spinta ricevuta da una Immigrazione massiccia di cui uno si rende ben conto appena arriva a Bruxelles. Così, ad esempio, l’accoglienza dei Profughi è veramente un esempio da citare. Sappiamo tutti quanto siano ormai ridotte le ‘forze’ della Chiesa Cattolica in Belgio. Eppure l’organizzazione e la quantità di aiuti ai Profughi che le Parrocchie stanno mettendo in campo fanno davvero meravigliare chi (come me ) non le conosceva prima. Anche nel caso del momento attuale, l’attenzione alle Autorità e la serenità con cui si è affrontata la situazione, mi hanno fatto veramente pensare a Comunità che, pur nello sparuto numero di Fedeli, sanno lavorare con Fede e responsabilità. Nessuna chiusura di Chiese; nessuna abolizione di Messe nei due week-end; certo attenzione soprattutto alla presenza dei bambini e giovani per le Catechesi oppure anche alle presenze nelle Chiese di persone mai viste. In due parole, il classico adagio: “Pochi ma buoni”. Forse il lettore si meraviglierà di una visione così diversa dalle notizie dei media. A me la situazione di Bruxelles in questi giorni appare così. Ed io … ci vivo dentro! Certo non è tutto oro! Probabilmente ci sono altri aspetti sui quali ancora c’è molto da lavorare. Ma il fatto che si sta affrontando una prova così pesante con tanto senso di responsabilità e insieme con tanta attenzione e serenità, a me ha dato davvero l’impressione d’essere entrato in una Nazione e in una Chiesa che ci possono dare tanto buon esempio. Dimenticavo una cosa (ma sono contento di poterla mettere qui quasi a chiusura!): nelle due Domeniche di cui parliamo, sia nelle Comunità Italiane sia nelle Parrocchie del Belgio, le Preghiere più ripetute e dette con Fede e convinzione, sono state queste: certamente per le Persone uccise sia a Parigi sia in Mali (la 2° Domenica). Con un ricordo di perdono e di richiesta di conversione per i terroristi; ma si è pregato tanto anche per il viaggio di Papa Francesco in Africa: che il Signore l’accompagni e lo protegga sempre e soprattutto che ce lo riporti sano e salvo a Roma. Siamo sicuri che sarà così. (don Giancarlo Quadri – Missionari con gli italiani a Bruxelles).



