Strasburgo – “L’architettura delle istituzioni europee è basata sui valori di democrazia, tolleranza, accoglienza”. A dirlo questa mattina è stato il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella intervenendo a Strasburgo davanti ai deputati europei che lo hanno salutato con un lungo applauso. Una allocuzione dai forti accenti europeisti, quella del Presidente, che si è a lungo soffermato dalle sfide poste all’Europa dal terrorismo, dall’emergenza-profughi, dalla crisi economica e sociale, dagli scenari globali in fermento. “A fronte delle fortissime pressioni migratorie che provengono da Paesi dove nasce il terrorismo, e alla luce dei drammatici fatti di Parigi, ci si interroga oggi – ha etto Mattarella – se non sia il caso di porre in discussione alcuni di questi principi, a partire dalla libertà di circolazione delle persone. Da qui la ricorrente tentazione di ‘chiudere le frontiere. Sia esterne, sbarrando la strada a chi fugge da aree di guerra o dalla fame. Sia interne, comprimendo una delle tante grandi libertà che, faticosamente, abbiamo reso diritto dei nostri cittadini. Io credo che dobbiamo affrontare queste sfide alla luce dei valori per i quali dichiariamo di combattere”.
Per il presidente della Repubblica Italiana risposte “apparentemente semplici non ci aiutano, né sul piano ideale, né su quello di soluzioni adeguate ed efficaci. Su quello ideale, perché ci spingono a rinunciare a principi fondamentali del nostro essere europei, a diritti che abbiamo costruito e che abbiamo il dovere di tutelare, per noi e per le generazioni future. Le semplificazioni non sono persuasive neppure – ha spiegato – sul piano delle soluzioni durature, perché i fenomeni ai quali assistiamo sono di carattere globale e nessun Paese, da solo, è in grado di affrontarli, per quanto forte possa essere; per quanto orgoglioso sia, come tutti, della propria storia”. La libera circolazione delle persone, messa “sotto pressione” sia dal fenomeno migratorio sia dalla minaccia del terrorismo, ha – ha detto ancora Mattarella – “come suo logico corollario il rafforzamento della collaborazione fra Paesi membri per la salvaguardia e la gestione della frontiera esterna comune e, in un secondo tempo, la creazione di Istituzioni comuni in grado di gestire i flussi migratori. Solo chi non vuol vedere può fingere di non sapere da dove viene la dolorosa carovana di persone che risale l’Africa e il Medio-Oriente verso l’Europa”.
Il mondo – ha detto ancora – è “in movimento, sulle gambe di milioni di donne, uomini, bambini, spesso vittime di crudeli trafficanti di esseri umani: è un esercito inerme, che marcia alla ricerca della propria salvezza. Cosa possiamo opporre alle loro ragioni? Non sono loro, che fuggono dalla violenza e dalla morte, il nostro nemico! Si dirigono verso l’Europa, vista non soltanto come luogo del benessere ma ancor di più come spazio di libertà, di tutela dei diritti, di pace. Dobbiamo difendere la sicurezza dell’Europa, ma non possiamo deturparla per renderla meno attraente”. Da qui la necessita che l’Europa, nel suo complesso, “aggiorni le proprie regole per fronteggiare un fenomeno che è diverso, per natura ed entità, rispetto al momento in cui le regole sull’asilo furono scritte. Gli accordi di Dublino fotografano una realtà un passato che non c’è più. Per questo sono superati: superati dalla realtà che è un giudice inflessibile. L’esigenza è quella di definire nuove regole improntate a principi di umanità e sicurezza, di solidarietà e responsabilità, e comunque adeguate alla realtà nuova che abbiamo di fronte”.
La scelta è tra un’Unione che affronta i fenomeni cercando di regolarli e un’Europa che subisce gli eventi “senza essere capace di governarli, con il conseguente aumento degli squilibri interni e della sfiducia tra i Paesi membri. I nostri valori affermeranno la propria autenticità e consolideranno la propria autorevolezza se sapranno riscuotere riconoscenza e ammirazione anche per l’accoglienza e l’aiuto prestato a chi è in difficoltà”.
Mattarella ha poi concluso il suo discorso con una affermazione di Jean Monnet: “Non possiamo fermarci quando il mondo intero è in movimento”. (Raffaele Iaria)
Per il presidente della Repubblica Italiana risposte “apparentemente semplici non ci aiutano, né sul piano ideale, né su quello di soluzioni adeguate ed efficaci. Su quello ideale, perché ci spingono a rinunciare a principi fondamentali del nostro essere europei, a diritti che abbiamo costruito e che abbiamo il dovere di tutelare, per noi e per le generazioni future. Le semplificazioni non sono persuasive neppure – ha spiegato – sul piano delle soluzioni durature, perché i fenomeni ai quali assistiamo sono di carattere globale e nessun Paese, da solo, è in grado di affrontarli, per quanto forte possa essere; per quanto orgoglioso sia, come tutti, della propria storia”. La libera circolazione delle persone, messa “sotto pressione” sia dal fenomeno migratorio sia dalla minaccia del terrorismo, ha – ha detto ancora Mattarella – “come suo logico corollario il rafforzamento della collaborazione fra Paesi membri per la salvaguardia e la gestione della frontiera esterna comune e, in un secondo tempo, la creazione di Istituzioni comuni in grado di gestire i flussi migratori. Solo chi non vuol vedere può fingere di non sapere da dove viene la dolorosa carovana di persone che risale l’Africa e il Medio-Oriente verso l’Europa”.
Il mondo – ha detto ancora – è “in movimento, sulle gambe di milioni di donne, uomini, bambini, spesso vittime di crudeli trafficanti di esseri umani: è un esercito inerme, che marcia alla ricerca della propria salvezza. Cosa possiamo opporre alle loro ragioni? Non sono loro, che fuggono dalla violenza e dalla morte, il nostro nemico! Si dirigono verso l’Europa, vista non soltanto come luogo del benessere ma ancor di più come spazio di libertà, di tutela dei diritti, di pace. Dobbiamo difendere la sicurezza dell’Europa, ma non possiamo deturparla per renderla meno attraente”. Da qui la necessita che l’Europa, nel suo complesso, “aggiorni le proprie regole per fronteggiare un fenomeno che è diverso, per natura ed entità, rispetto al momento in cui le regole sull’asilo furono scritte. Gli accordi di Dublino fotografano una realtà un passato che non c’è più. Per questo sono superati: superati dalla realtà che è un giudice inflessibile. L’esigenza è quella di definire nuove regole improntate a principi di umanità e sicurezza, di solidarietà e responsabilità, e comunque adeguate alla realtà nuova che abbiamo di fronte”.
La scelta è tra un’Unione che affronta i fenomeni cercando di regolarli e un’Europa che subisce gli eventi “senza essere capace di governarli, con il conseguente aumento degli squilibri interni e della sfiducia tra i Paesi membri. I nostri valori affermeranno la propria autenticità e consolideranno la propria autorevolezza se sapranno riscuotere riconoscenza e ammirazione anche per l’accoglienza e l’aiuto prestato a chi è in difficoltà”.
Mattarella ha poi concluso il suo discorso con una affermazione di Jean Monnet: “Non possiamo fermarci quando il mondo intero è in movimento”. (Raffaele Iaria)



