Cittadella – James, Lydia e Annabel. Nulla di questi nomi, di primo acchito, fa pensare alle mura merlate di Cittadella, o all’ampia piazza di fronte al Duomo. Eppure da un mese sono nomi che suonano familiari alla comunità cristiana, ai cittadellesi che abitano nei pressi di via 2 giugno e in particolare a un gruppo di famiglie che si sono letteralmente innamorate della piccola Annabel, 17 mesi di vivacità, di mamma Lydia – al sesto mese di gravidanza – e del marito James.
Sbarcata sulle coste siciliane a bordo di una delle tristemente famose carrette del mare, questa famiglia dallo scorso 8 novembre ha trovato casa a Cittadella. Casa, appunto, non solo un luogo in cui abitare. La parrocchia del Duomo, decisa a mettere in pratica i dettami del vangelo e l’auspicio di papa Francesco («Una famiglia di migranti in ogni parrocchia d’’Europa») all’Angelus del 6 settembre scorso, sta investendo il meglio di sé. «Ci siamo incontrati per organizzare l’accoglienza appena questa nuova famiglia è arrivata tra noi – raccontano Giulia De Rossi e Maria Campagnolo – Abbiamo deciso di dividerci i compiti in tre aree: anzitutto l’assistenza sanitaria, quindi la scuola perché James e Lydia imparino l’italiano il prima possibile, e infine la conduzione della casa nella quale vivono». Un’organizzazione premurosa e curata in ogni dettaglio, che ha portato nell’arco di appena due giorni all’attivazione di un corso di italiano da parte della scuola media locale, rafforzata anche dall’operato di una maestra in pensione che sostiene i due richiedenti asilo nella lettura e nella scrittura due volte alla settimana. Nel frattempo le relazioni crescono, papà James che spinge il passeggino è ormai una figura nota al vicinato, e mamma Lydia ha trovato nella dirimpettaia di origini ghanesi una nuova amica, che frequenta quando non impara il cucito da suor Giacinta delle Dorotee di Vicenza. Raccontata così quella di Cittadella appare come una storia esemplare. E in effetti di questo si tratta, come confermano i dirigenti della cooperativa sociale Villaggio globale, responsabile dell’accoglienza. Eppure tra settembre e ottobre, come ha dato ampio risalto la stampa locale, non sono mancati i momenti di tensione: dal volantinaggio “contro l’invasione” della sezione locale della Lega nord fuori dal duomo domenica 18 novembre, all’amministrazione comunale che ha fatto presente alla parrocchia come la scelta di accogliere non fosse gradita. Dopo una serie di rinvii e la ricerca di un luogo adatto, che all’inizio doveva essere il centro Bertollo, l’esperienza è iniziata nel migliore dei modi. «Le famiglie della nostra comunità – spiega il parroco don Remigio Brusadin – si stanno lasciando toccare nel profondo da questa nuova presenza. Questa famiglia per molti versi ci sta stupendo con il suo modo cordiale di vivere e di relazionarsi: in questo senso è in atto uno scambio, un’integrazione reale».
«La cura dell’inizio è fondamentale – spiegano i referenti di Villaggio globale – e l’inserimento della piccola Annabel al nido integrato della parrocchia, previo pagamento della retta, è un altro passo significativo. Nelle prossime settimane poi per James inizierà un percorso lavorativo in un’azienda agricola della zona, in attesa di trovare per lui un posto da piastrellista, la sua professione». L’obiettivo di queste scelte è la completa autonomia della famiglia. «In questo caso è ancora più importante: si tratta infatti di una coppia mista, lui ghanese e lei nigeriana con una bimba nata in Libia, dove entrambi si trovavano per lavoro, e un secondo figlio che nascerà nel nostro paese. Tutto lascia pensare insomma che la commissione territoriale che dovrà pronunciarsi sul loro caso concederà lo status di rifugiato e probabilmente James e Lydia decideranno di fermarsi a lungo». (Luca Bortoli – La Difesa del Popolo)



