Reggio Calabria – Attiva da alcuni mesi, oggi pomeriggio sarà inaugurata ufficialmente a Reggio Calabria la Casa della “Santissima Annunziata”, progetto di accoglienza sostenuto dalla CEI attraverso la Fondazione Migrantes. Promosso dalla diocesi di Reggio Calabria-Bova e gestita dalla Comunità “Giovanni XXIII” il progetto nasce all’interno del Coordinamento ecclesiale sbarchi attivo nel porto della città da oltre due anni e al quale aderiscono, tra gli altri, gli uffici diocesani di Caritas, Migrantes e Pastorale missionaria insieme alla Comunità “Papa Giovanni XXIII”, Cvx, al Masci, Agesci, Moci. La diocesi “tenta ogni giorno di rispondere all’arrivo di migranti e lo sta facendo con coraggio e perseveranza grazie all’impegno di numerosi volontari”, dice l’arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini parlando del coordinamento riconosciuto anche dalla Prefettura e impegnato nell’accoglienza di chi arriva sul territorio. Sarà una giornata intensa quella di oggi che inizierà proprio al Porto nella mattinata con una celebrazione giubilare presieduta dall’arcivescovo presso la Tenda dove sono passati finora 40.000 persone: bambini e bambine, donne, uomini, famiglie intere con le loro storie cariche di sofferenza e spesso vittime di abusi.
La Casa ha aperto le sue porte nei mesi estivi accogliendo inizialmente decine di profughi e successivamente minori non accompagnati: ad oggi ne ospita 12 tra cui due neonati. La casa – dice mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – è uno dei segni concreti tra i tanti che le chiese in Italia hanno realizzato per accogliere richiedenti asilo”. In particolare segnala la “necessità di allargare la rete di strutture familiari di accoglienza di chi minore arriva in Italia senza una famiglia. Una urgenza a cui tutti i comuni italiani dovrebbero guardare con una particolare attenzione”. Nel pomeriggio una tavola rotonda con interventi, tra gli altri, di mons. Morosini, mons. Perego, Paolo Lambruschi, caporedattore di Avvenire; Danilo Feliciangeli e Chiara Bottazzi di Caritas Italiana, Giovanni Ramonda, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII e don Antonino Pangallo, direttore della Caritas diocesana. (Raffaele Iaria)



