Portopalo di Capo Passero: il pallone siciliano più a sud di Tunisi

Capo Passero – Tra i principali punti di approdo di migranti, in arrivo dalla coste nordafricane tra il 2000 e il 2013. Portopalo di Capo Passero, comune di quattromila anime situato al di sotto del parallelo di Tunisi, ha soccorso e assistito decine di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie. Un piccolo borgo agricolo e marinaro dove il volontariato è un’attività svolta attivamente da una larga percentuale di residenti. Da Portopalo sono passati anche giovani alla ricerca del sogno di diventare calciatori. Come Mahmoud, approdato nell’estate del 2006, giocatore della nazionale Under 18 dell’Eritrea. Fuggito dal suo Paese al compimento della maggiore età, per evitare una chiamata alle armi che avrebbe significato tanti anni di servizio militare nella polveriera permanente del Corno d’Africa, Mahmoud scese dalla motovedetta indossando la maglia della nazionale brasiliana e stringendo un piccolo album fotografico.

All’interno i suoi ricordi di giovane calciatore, convocato nella nazionale juniores dell’Eritrea per un torneo, in Danimarca, dove fu tra i protagonisti. Un suo gol portò in finale l’Eritrea.

Quell’allungo sulla fascia sinistra, repentino ed irresistibile, il dribbling a rientrare sul difensore norvegese e la staffilata di destro, nell’angolino più lontano, lo raccontò più volte, non nascondendo l’emozione. Prima di imbarcarsi per l’Italia, Mahmoud era passato dalla Libia e dal campo di raccolta di Kufra, a un migliaio di chilometri da Bengasi. La sua fuga si sarebbe dovuta concludere in Inghilterra dove viveva un suo zio che gli aveva promesso un provino con il Southampton. A Portopalo il giovane eritreo restò due settimane, prima del trasferimento in Puglia. È rimasto in Sicilia, invece, Shalom Arnaud Sounhauie, ivoriano di venticinque anni, centrocampista possente e dai piedi buoni, tesserato quest’anno dal Portopalo Calcio, piccola società parrocchiale presieduta da un giovane e instancabile parroco, don Gianluca Manenti, capace di fondare in poco tempo una scuola calcio con una sessantina di bambini. “Shalom è un centrocampista che mi ricorda Marcel Desailly – dice Corrado Lentinello, braccio destro di don Manenti –. Purtroppo un infortunio al ginocchio lo ha fermato per un po’. Speriamo di recuperarlo presto”. Shalom vive a Siracusa. Da quattro anni ha ottenuto il permesso di soggiorno e lo status di rifugiato. A Portopalo si stanno adoperando per trovargli un lavoro stabile. Ma non è facile. «Mi spiace non poter dare una mano ai miei compagni, qui sono stato accolto molto bene – dice il giovane ivoriano –: spero di tornare presto per dare il mio contributo in campo». (Sergio Taccone –  Avvenire)