Roma – Rispetto ai 153.000 sbarcati attualmente sono accolti in Italia, nelle diverse strutture, al 1 gennaio 2016, 103.792 persone. Nella rete di primissima accoglienza (CDA, CARA, CPSA) sono presenti 7394 persone (2.000 in meno rispetto allo scorso anno). Nelle strutture temporanee di accoglienza sul territorio nazionale sono oggi ospitati 76.394 persone, oltre il doppio rispetto allo scorso anno. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza degli asilanti e rifugiati, sono accolte 19.715 persone, un numero di poco inferiore a quello scorso anno. Sono alcuni dati forniti questa mattina dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego. La prima regione per numero di persone attualmente accolte è la Lombardia (13.480 persone), segue la Sicilia (12.373 persone), il Lazio (8.232 persone), la Campania (8034), il Piemonte (7.933 persone), il Veneto (7.922), l’Emilia Romagna (6.493), la Puglia (5.839: metà delle persone è accolte in cinque Regioni. Il numero più alto delle persone accolte nei Cara sono in Sicilia (3389), in Puglia (1.734) e in Calabria (1.007). Il più alto numero delle persone accolte nelle strutture di prima accoglienza (CAS) è in Lombardia (12.499). Mentre il più alto numero di persone accolte nelle strutture SPRAR sono invece nel Lazio (4.362), segue la Sicilia (4.023), la Puglia (1.848), la Calabria (1.730), la Campania (1.145): 2/3 dei posti Sprar sono in queste 5 regioni, segno che sono soprattutto i Comuni del Centro-Sud ad avere attivato progetti SPRAR, ha sottolineato mons. Perego aggiungendo che in generale, l’accoglienza “rimane ancora in una situazione di forte precarietà, sia nei porti di arrivo che in molti dei centri di prima accoglienza realizzati, con una forte diversificazione della modalità di accoglienza nelle diverse regioni”.
La maggioranza dei minori non accompagnati accolti nelle strutture hanno un’età compresa tra i 16 e i 17 anni (80,6%) e provengono dall’Egitto (2.499), dall’Albania (1.241), dall’Eritrea (1.218), dal Gambia (1.028), dalla Somalia (771), dalla Nigeria (627), dal Bangladesh (608). Purtroppo l’accoglienza dei 10.952 minori non accompagnati rimasti in Italia (dato al 30 novembre 2014), nella stragrande maggioranza dei casi avviene ancora – ha detto il direttore Migrantes – in strutture di accoglienza straordinarie al Sud e solo poco più del 10% in strutture familiari e case famiglia. Metà dei minori sono accolti in due regioni: 3.967 in Sicilia, 1.123 in Calabria, mentre in Piemonte ne sono accolti 285 e 283 in Veneto.
Le richieste d’asilo nel 2015 sono cresciute a 82.940 rispetto alle 64.689 del 2014, con un aumento di circa il 40%. Le decisioni prese dalle Commissioni nel 2015 sono state 70.037, con un aumento di oltre il 95% rispetto alle 36.179 decisioni nel 2014. Nel 2015 l’esito delle decisioni ha visto un titolo di protezione internazionale (asilo, sussidiaria e umanitaria) per 29.182 persone, pari al 42%, mentre il diniego è avvenuto per oltre il 52% delle domande. Il 6% delle persone si sono rese irreperibili. Rispetto al 2014 si sono invertiti i numeri: erano il 60% coloro che avevano ricevuto un permesso di protezione internazionale e il 37% i diniegati. “Una domanda è lecita: s’indebolisce la protezione internazionale in Italia?”, si è chiesto mons. Perego.
Al momento dell’appello del Papa a estendere l’accoglienza dei richiedenti silo e dei rifugiati nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nei monasteri e nei santuari, il 6 settembre scorso, nelle diocesi italiane erano accolte quasi 23.000 persone. Dal settembre ad oggi, sulla base del Vademecum dei Vescovi italiani, “abbiamo assistito a un grande movimento solidale nelle nostre diocesi e parrocchie italiane, con l’estendersi del numero di persone accolte nelle parrocchie: si stima da 1.000 a oltre 5.000”, ha evidenziato. Soprattutto “laddove i Comuni sono stati latitanti è cresciuto l’impegno dell’accoglienza ecclesiale (ad es. 1 su 2 persone richiedenti asilo e rifugiate accolte in Lombardia sono presso strutture ecclesiali). Complessivamente si stima l’accoglienza di oltre 27.000 persone nelle strutture ecclesiali. Contiamo di fare una rilevazione completa a un anno dall’appello del Papa, anche perché la solidarietà generata dopo l’appello “è ancora in atto: per i percorsi di preparazione nelle comunità e nei consigli pastorali, per l’individuazione delle strutture, per la costruzione della rete degli operatori volontari, per le collaborazioni istituzionali da attivare etc.



